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THOR

Thor, quello vero.

Come il Dio del Tuono, figlio di Odino, ecco che si scatena la furia del frullatore nanoparticellare contro la dilagante “munnezza” partenopea.

Il CNR (Centro Nazionale per le Ricerche), ente di ricerca statale, si propone di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati macinandoli finifinifini per ridurli a una nanopolvere combustibile attraverso un macchinario chiamato, per l’appunto, THOR.

Al di là della pregevole invenzione per applicazioni su piccola scala (rifiuti ospedalieri o rifiuti speciali difficili da trattare), far passare come buono il concetto di considerare i rifiuti (sia tramite inceneritori che con altre tecnologie) come combustibili mi sembra l’ultima delle direzioni da prendere.

Purtroppo nelle emergenze non c’è mai tempo di riflettere, e questo è un bene per quella parte di mondo industriale che vive sull’usa e getta e che non concepisce la filosofia del riciclo ne tantomeno quella dei “rifiuti zero”. Bruciare vuol dire distruggere definitivamente un oggetto che ha alle sue spalle una storia industriale fatta di materie prime vergini estratte e lavorate con dispendio di energia e risorse ambientali, che con un riciclaggio attento possono essere recuperate in parte per una successiva produzione di un nuovo manufatto. In un epoca di scarsità di materie prime e di fonti di energia, che l’importanza di questo concetto continui a venire sottovalutata mi lascia esterrefatto in quanto sintomo di totale demenza e mancanza di lungimiranza.

Tornando al nostro amico THOR esso si propone di convertire il rifiuto urbano indifferenziato in combustibile con un potere calorifico di 5500 Kcal/Kg (praticamente il pellet di legno di buona qualità) assimilabile a un carbone di buona qualità e utilizzabile solido o liquido in motori a biodiesel, in caldaie a vapore e in termovalorizzatori delle biomasse (=inceneritori). E siamo di nuovo punto a capo. Va bene recuperare questa porcheria, ma vogliamo capire che alla fine ci deve solo finire il residuo della differenziazione? E poi a bruciare queste nanopolveri, che cosa esce dai camini e dai tubi di scappamento? Aria fresca? Perchè non si fa menzione della natura del sottoprodotto di questi sistemi di combustione?

Esistono sistemi meccanici/biologici di recupero del rifiuto indifferenziabile (non indifferenziato, sia chiaro) che posti al termine della filiera di separazione e recupero dei rifiuti ottiene un risultato simile. Perchè non ne parla nessuno?

Siccome persone intelligenti in questo paese di decerebrati male informati ce ne sono leggetevi il pensiero di una di queste persone.

BASSOLINO, SANTO SUBITO!
IL BLOG DI STEFANO MONTANARI – giovedì 10 gennaio 2008

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Come mille visitatori, come mille grazie, come mille e una notte, come i mille di Garibaldi, come Mille e non più mille, come se potessi avere mille lire al mese, come le mille bolle blu, come mille papaveri rossi, come mille giorni di te e di me, come la mille miglia, come un 8xmille con soglia di sbarramento e premio di maggioranza, come un 5xmille che fa gola alle tasche ingorde dei nostri politici, come i Mille splendidi soli di Kaled Hosseini…

E’ vero, in un mezzo come internet che permette la visibilità a milioni di persone mille contatti sono un’inezia, ma se si pensa che altrimenti il tuo pensiero (giusto o storto che sia, per carità) sarebbe rimasto confinato nella cerchia dei tuoi conoscenti (con quanti parliamo di politica, di religione, di giustizia? 10, 20?), per un neofita della blogosfera il sapere che 1000 persone hanno perso tempo per leggere qualcosa di tuo è comunque emozionante.

E allora lasciate che mi auguri “Mille di questi giorni”.

La situazione meglio non può calzare se vista nell’ottica di sviluppo sostenibile e di arroganza della classe politica pronta a immolarsi per 30 denari.

A Torino, città a me vicina, da anni si sta battagliando per la costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani (e questa è l’ultima volta che mi sentirete usare questa parola!) in una zona periferica, ma comunque abitata.
L’unica cosa che giustifica la realizzazione di un inceneritore è il ricavo dalla produzione di energia elettrica che si genera sfruttando il calore della combustione dei rifiuti… e fino a qui non ho detto niente che non si sapesse già.

L’unica cosa che rende conveniente la produzione di energia elettrica attraverso un inceneritore sono gli incentivi statali dati alle fonti di energia rinnovabili e assimilate.

Esiste uno studio della Università Bocconi di Milano che stabilisce che il costo di produzione dell’energia attraverso un inceneritore è maggiore del prezzo di mercato per cui antieconomico a meno di non usufruire dei sussidi statali.

Intanto definire rinnovabile la monnezza mi sembra quanto meno una forzatura a meno che non la si consideri rinnovabile in quanto si rinnova ogni volta che buttiamo via qualcosa.
Eppure in Italia, anzi solo in Italia, accade che i rifiuti e gli scarti della raffinazione del petrolio siano assimilati all’energia solare, per fare un esempio.

A causa di questa anomalia l’Italia è sotto sanzione dalla Comunità Europea e paga delle multe perchè inceneritoristi e petrolieri possano ingrassarsi.

Tralasciamo i dettagli dei deliri che hanno accompagnato l’iter della decisione di costruire l’inceneritore del gerbido e concentriamoci sul presente: con mia sorpresa, ammetto, il Governo ha deciso di togliere le sovvenzioni a queste fonti assimilate lasciando in brache di tela gli inceneritoristi, soggetti privati che con soldi pubblici dovrebbero bruciare i rifiuti e trarne profitto.

Bene, direte voi: non si fa più l’inceneritore.

E invece no. La dirigenza della TRM, la società per azioni che ha l’appalto per la costruzione e la conduzione dell’inceneritore, ha fatto sapere che l’inceneritore si farà comunque, ma che saranno i cittadini a subire le conseguenze di questa infausta decisione con un aumento delle tariffe di smaltimento.
Tutto questo accompagnato da un coro di lamenti vergognosi dell’amministrazione Chiamparino, Saitta e Bresso per i quali è logico che l’amministrazione pubblica si preoccupi dei ricavi del privato.
Ma l’inceneritore è progresso. Se sei contrario sei un anarcoinsurrezionalista, un estremista radicale.
L’inceneritore non è progresso. Appartiene a una cultura pericolosa di consumo indiscriminato e insostenibile. Appartiene a una cultura che nega il principio di precauzione per cui una tecnologia che non è sicura e di cui si ignorano gli effetti sulla salute dell’uomo non deve essere applicata.

Ho assistito a incontri con politici locali “estremisti” e con cittadini evidentemente appartenenti a frange dell’anarchia bombarola della peggior specie dove venivano portati argomenti esaustivi, coerenti, efficaci, documentati a cui si contrappongono annunci catastrofici di emergenza rifiuti a Torino e di danno economico incipiente (a danno di chi non è mai specificato molto bene).





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