Archive for the ‘Telecom’ Category

Come mille visitatori, come mille grazie, come mille e una notte, come i mille di Garibaldi, come Mille e non più mille, come se potessi avere mille lire al mese, come le mille bolle blu, come mille papaveri rossi, come mille giorni di te e di me, come la mille miglia, come un 8xmille con soglia di sbarramento e premio di maggioranza, come un 5xmille che fa gola alle tasche ingorde dei nostri politici, come i Mille splendidi soli di Kaled Hosseini…

E’ vero, in un mezzo come internet che permette la visibilità a milioni di persone mille contatti sono un’inezia, ma se si pensa che altrimenti il tuo pensiero (giusto o storto che sia, per carità) sarebbe rimasto confinato nella cerchia dei tuoi conoscenti (con quanti parliamo di politica, di religione, di giustizia? 10, 20?), per un neofita della blogosfera il sapere che 1000 persone hanno perso tempo per leggere qualcosa di tuo è comunque emozionante.

E allora lasciate che mi auguri “Mille di questi giorni”.

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“Che culo”, aggiungerei io, non fossi educato.

Ho letto su “La Stampa” di ieri una interessantissima intervista

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=442&ID_sezione=58&sezione=

a un cosiddetto guru di Wall Street, un certo Allen Sinai, che pretende di spiegarci perchè dovremmo essere felici della globalizzazione e dei suoi effetti sulle nostre aziende.

Leggetevi l’articolo, ma in sintesi il concetto espresso fa rabbrividire per la naturalezza dell’esposizione: la globalizzazione è fatta di capitali, in mano a fondi di investimento e istituzioni finanziarie, che girano velocemente e sono in cerca di terreni ancora “vergini” dove attecchire e creare valore per gli investitori e per questi signori questa è una “forza naturale”. In Italia ci sono molte prospettive in questo senso in quanto il paese è stato solo marginalmente toccato dalla Globalizzazione, le aziende sono piccole (e governate tramite il classico sistema delle scatole cinesi) e facilmente scalabili passando fuori dal mercato. Per cui si prendono delle aziende sofferenti come Alitalia e Telecom, le si acquisisce per un pugno di dollari e le si risana nella maniera classica: si mettono dei manager superpagati che tagliano e licenziano senza pietà e risanano il bilancio, vendono rami d’azienda magari non troppo proficui, ma magari strategici per il paese e per i servizi che l’azienda svolge, creano del reddito “su carta”, si bevono i dividendi fin che dura e poi se ne vanno perchè i capitali devono girare.

E a noi resteranno le macerie fumanti.

In questo contesto un certo Marco T. Provera, proprietario dello 0,08% del capitale della Telecom, sta (s)vendendo a finanzieri esteri l’intera dorsale di comunicazione italiana.
La stessa che, in maniera criminale, gli stessi fenomeni cattocomunisti che abbiamo al governo oggi hanno regalato a una pletora di finanzieri d’assalto qualche anno fa e che hanno venduto l’argenteria, fatto cassa, guadagnato con le plusvalenze e bruciando in pochi anni un capitale che, se ve ne foste dimenticati, è stato costruito con i soldi degli Italiani a suon di tasse quando la SIP/STET era pubblica.
Ora l’ultima generazione di squali ha pensato di vendersi a trattativa privata gli immobili della Telecom (Pirelli RE è di proprietà dell’ex presidente di Telecom o sbaglio?) per poi affittarli dal nuovo proprietario (che è sempre lo stesso).
Forse questi nuovi squali in arrivo sapranno fare meglio, ma l’errore di fondo rimane: dovevano privatizzare la gestione del servizio e lasciare a partecipazione statale la proprietà della rete, ora la frittata è fatta con il beneplacito ipocrita dei nostri governanti.

Buona Pasqua.





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