Archive for the ‘scienza’ Category

Dalla prima pagina de “LA STAMPA” di venerdi 31/7/2009 circa l’autorizzazione all’uso della pillola abortiva.

“IL NO DEL VATICANO”

ECCHISSENEFREGA!

Quando, mi chiedo, riusciremo a smettere di far diventare notizia qualsiasi scoreggia prodotta da una congrega di cittadini di uno stato estero sessualmente frustrati, infelici e dediti alla ricerca del potere e del denaro e del controllo delle coscienze altrui con il complesso di una presunta superiorità morale in virtù di una protratta astinenza sessuale?

E’ un po come se l’opinione personale del primo ministro del Liechtenstein, con tutto il rispetto per quel paese, fosse un punto cardine per la formazione della pubblica opinione italiana.

ahhhh. Adesso sto meglio e me ne torno nel mio silenzio estivo.

E ci risiamo. Quando due nani con manie di grandeur si incontrano, il cocktail non può essere che esplosivo e il cetriolo è già all’altezza giusta per i nostri deretani.

Lo so che adesso si scatenerà la ridda dei commentatori tuttologi e filosofi del si o no al nucleare, ma io mi soffermerei su un piccolo dettaglio: può un governo andare contro un referendum popolare? Insomma: seppure sull’onda emotiva (perchè la nuvola di Chernobyl è stata solo frutto di un’emozione e gli aumenti di problemi alla tiroide nelle donne oggi non è nemmeno per sogno riconducibile a quel fenomeno emotivo) di un grave incidente nucleare, il paese ha detto no alle centrali atomiche. Punto. Io non sono un giurista e non conosco la materia, ma è possibile che, a parte l’essere a favore o contro, non ci sia prima uno scoglio legislativo a questa decisione?

Siccome non voglio essere tacciato di ambientalismo aprioristico e disfattista, darò per scontata una cosa: le centrali nucleari attuali sono intrinsecamente sicure (non è possibile, ma voglio crederci).

Adesso alcune riflessioni oggettive e non emotive.

  • Le centrali andranno a regime teorico nel 2020. Essendo in Italia saranno pronte nel 2030, quando (si spera) una buona parte dei mammuth che hanno condotto l’operazione saranno sotto terra vicino alle scorie delle centrali degli anni ’80. Fino ad allora che cazzo faremo? Bruceremo petrolio come sempre e in più ne consumeremo ancora di più perchè la costruzione di una centrale nucleare è dispendiosa in termini energetici, e in più ipotecheremo un consumo di petrolio futuro per il decommissioning delle centrali stesse.
  • L’energia elettrica prodotta dalle centrali a livello mondiale copre il 6,5% del fabbisogno complessivo. Ci sarà un motivo oltre una semplice questione psicologica. Il motivo è molteplice: i costi, il ROI pessimo, la difficoltà di approvvigionamento del materiale fissile, la disponibilità di siti di stoccaggio delle scorie. Certo è che se si ragiona come quel fenomeno di Tullio Regge, altro mammuth che farebbe bene a tacere, per cui le scorie vanno interrate nel sahara allora è tutto semplice, ma non mi sembra corretto andare a scaricare la nostra monnezza della peggior razza in un paese che ha già soportato ogni sorta di vilipendio in nome del nostro benessere. Ah Tullioooo! Ma a te la morale e l’etica ti fanno schifo?
  • L’uranio da Miniera a livello mondiale ad oggi soddisfa solo più il 50% del fabbisogno complessivo attuale mentre il restante materiale fissile deriva dalla dismissione degli arsenali nucleari (Studio ASPO). Inoltre le risorse attuali consentirebbero uno sfruttamento futuro per un massimo di 25 anni se l’uranio divenisse una fonte massiva come il petrolio (Sempre fonte ASPO).
  • The oft-hailed ‘Nuclear Renaissance’ has run into major problems. A large-scale program to make a serious impact on climate change, like 1 gigaton CO2 reduction (of the 7 Gig reduction needed), would involve 700 one-gigawatt nuclear power plants in addition to more plants for replacing existing aging plants, since many plants are approaching retirement age (see charts showing average age of plants, and estimated retirement dates). This implies building 21 one-gigawatt plants per year over the coming 50 years, as well as investing in 11 to 21 fuel enrichment plants, 18 fuel element factories, 10 Yucca mountains to store the spent fuel, and 5 times the current uranium mining capacity. A simple EROI model shows that such a program will only start to make a net CO2 reduction, and start to make money from the program as a whole, after 32 years – if it’s on schedule and all goes well.

    Current experience with new plants shows they are still over budget and behind schedule, even in early stages of construction (Finland plant example – several reactors under construction). These lengthy construction times, high costs, and high level of uncertainty will make investment money difficult to find, especially at a time when financial risk management and obtaining loans has become a major problem.

    The U.S. largely ended nuclear plant construction in 1973 when financial credit dried up.

    In the present financial environment, no private company can find the capital to build nuclear plants without government help, and governments are increasingly strapped as well. Note that Barcelona has a half-dozen huge new buildings that have been abandoned as no capital is available to complete construction.

    The presenter shows EROI analysis for nuclear plants and materials – 20,000 tons of steel, 500,000 tons concrete etc. and estimates energetic payback time. He quotes a University of Sidney study which shows it takes 7.9 to 14 years to get net energy back, and an EROI in the range of 3:1 to 4:1. In the previous example of building 21 nukes per year, it will take 27 years before (positive) net energy comes from the system. (VII ASPO Conference Barcelona 2008)

    In sostanza si dice che il ritorno dell’investimento energetico nel nucleare è intorno al 3-4:1, ovvero servono 1 unità di petrolio per produrre l’equivalente di 3-4 unità energetiche di petrolio dal nucleare, che è al di sotto della soglia per cui una società come la nostra si può sostenere mantenendo questo stile di vita. Si dice inoltre che, visto che le centrali esistenti sono alla fine del loro ciclo, per produrre una sensibile riduzione dei gas serra servirebbero 700 nuove centrali da 1 GW oltre che fino a 21 nuovi impianti di arricchimento, 5 Yucca Mountains per stivare le scorie oltre che una capacità estrattiva dell’uranio 5 volte superiore a quella attuale. Tutto questo pensando di lavorare per i prossimi 50 anni. Facendo un’analisi di ritorno energetico, questi investimento inizierebbe a produrre un’effettivo beneficio in termini di CO2 e di energia dopo 32 anni.

Ora, possiamo dire quello che vogliamo, ma i dati sono incontrovertibili: se i conti invece che gli economisti (e stiamo pagando sulla nostra pelle OGGI le idee degli economisti di ieri) li facessero gli esperti di energia i nostri due puffi potrebbero andare a metterselo in quel posto il loro nucleare.

Poi, per carità, la crisi petrolifera è in agguato, il picco del petrolio è stato passato e il problema è caldo, ma non credo che si possa risolvere con un investimento di questo tipo, quando per fare una centrale si brucia petrolio, perchè la nosta industria è fondata sul petrolio, sui combustibili derivati dal petrolio, non sui combustibili fissili. Se si capisce questo paradosso energetico si capisce anche che questi non sanno nemmeno di cosa parlano. Esempio del cazzo, ma esaustivo: scarseggia il petrolio per cui ho difficoltà a reperire il gasolio perchè costerà un occhio della testa o perchè non ce ne sarà a sufficienza per tutti. I materiali per costruire la mia centrale nucleare come li porterò sul posto? Con un camion con una prolunga di qualche centinaio di chilometri? L’uranio dalle miniere, ammesso che se ne trovi ancora facilmente accessibile, lo caveremo con i macchinari a carbone? O con un piccolo generatore nucleare portatile?  La nostra struttura economica globale dipende dal petrolio. Tutta. Le infrastrutture sono fatte per il petrolio e i suoi derivati. Sveglia gente. Non fatevi ciulare da queste sirene in malafede.

NUKE SUCKS!

Il Blog di Beppe Grillo: Il nucleare sicuro.

Da internazionale del 25 Luglio 2008

Invenzioni di guerra e di pace

raccolto su “The Christian Science Monitor, USA”

L’articolo del Christian Science Monitor (evidentemente una rivista di chiara ispirazione religiosa, visto il nome), il link rimanda all’articolo in lingua originale (internazionale non riporta online le sue traduzioni), si cimenta nel descrivere i benefici che le guerre hanno portato allo sviluppo della tecnologia.

Per esempio non ci fossero stati tutti questi mutilati nelle guerre di conquista statunitensi dell’ultimo secolo (non mutilati civili, le cosiddette casualties, ma militari) un professore del MIT non avrebbe trovato uno sponsor per una sua protesi di caviglia e di ginocchio e l’intero settore dell’ortopedia protesica ha beneficiato di un finanziamento di 7.2 milioni di dollari da parte del ministero per gli affari dei veterani /il fatto già che esista un ministero dei veterani la dice lunga sull’idea di politica estera USA).

Ed è grazie ai 90.000 morti iracheni che adesso per 2000 dollari potrò installare sulla mia BMW nuova un sistema di visione termografica FLIR per viaggiare più sicuro in condizioni di scarsa visibilità.

Poi mi dicono che non devo bestemmiare.

Buone vacanze.





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