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Dalla prima pagina de “LA STAMPA” di venerdi 31/7/2009 circa l’autorizzazione all’uso della pillola abortiva.

“IL NO DEL VATICANO”

ECCHISSENEFREGA!

Quando, mi chiedo, riusciremo a smettere di far diventare notizia qualsiasi scoreggia prodotta da una congrega di cittadini di uno stato estero sessualmente frustrati, infelici e dediti alla ricerca del potere e del denaro e del controllo delle coscienze altrui con il complesso di una presunta superiorità morale in virtù di una protratta astinenza sessuale?

E’ un po come se l’opinione personale del primo ministro del Liechtenstein, con tutto il rispetto per quel paese, fosse un punto cardine per la formazione della pubblica opinione italiana.

ahhhh. Adesso sto meglio e me ne torno nel mio silenzio estivo.

L’ho ascoltato una infinità di volte.

La scossa di Sulmona l’ha prevista. E l’ha annunciata. Si è verificata. L’hanno denunciato.

La scossa de L’Aquila l’ha vista arrivare e non ha potuto fare nulla, grazie alla denuncia.

Eppure il mondo scientifico si affanna a precisare che ha sbagliato di una settimana e che la scossa lui l’ha prevista a Sulmona invece che a L’Aquila. In linea d’aria le due località non distano più di 60 Km e per la previsione di un terremoto che tutti definiscono IMPREVEDIBILE mi sembra già una discreta precisione. Visto che poi ci ha pure preso, stando alle sue dichiarazioni, sui tempi…

Il problema è che sti tromboni accademici mi fanno venire il sangue amaro: invece di saltare sulle piume di Giuliani e strapparselo dalle mani a suon di cattedre, borse di studio, offerte di ricerche e quant’altro come dovrebbe accadere in un paese serio (perchè metti caso che per puro culo abbia anche solo un minimo di ragione ci troviamo in mano la scoperta del secolo che i Giapponesi ci coprirebbero d’oro per poter avere), questi fanno fronte comune per dire che è un cialtrone, che le sue previsioni non sono scientifiche, che un semplice tecnico di laboratorio dovrebbe stare al suo posto…

PALLONI GONFIATI! SEPOLCRI IMBIANCATI!

SE QUESTO E’ IL VOSTRO SPIRITO SCIENTIFICO, ANDATE A ZAPPARE LA TERRA!

Non parliamo poi del lurido spettacolo degli sciacalli che hanno iniziato ad arrivare sul posto: Il Nano, le sue ballerine, i Bertolaso imperatori della maceria e della ricostruzione elettorale.

E questi signori discutono di ampliamenti del 20% delle abitazioni che quelle nuove sono venute giù come cartapesta e propongono centrali nucleari in Italia?

Cliccate sull’immagine per andare a vedere il significato dei valori e poi mettete le puntine dove vorreste fare una centrale nucleare o un deposito di scorie radioattive.

Ieri il Blog di Beppe Grillo ha pubblicato un’intervista a Gioachino Genchi.

Due cose non si commentano: il contenuto della dichiarazione e il silenzio mediatico che ne è seguito.

Intervista a Gioacchino Genchi:

“Io svolgo l’attività di consulente tecnico per conto dell’autorità giudiziaria da oltre vent’anni, lavoro nato quasi per caso quando con l’avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l’accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell’indagato o dell’imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all’interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell’aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell’Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent’anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l’assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell’ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l’altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un’altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell’indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c’è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell’inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati… chiariremo tutto! Dalla prima all’ultima cosa. Questa è un’ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c’erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c’entra come i cavoli a merenda. C’entra perché l’ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c’è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c’era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c’entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l’atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l’altro in quei tabulati c’erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all’epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all’epoca si chiamava Gico l’organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c’era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un’amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un’ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l’appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l’hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo… e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all’ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d’Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l’ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l’intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro… ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l’opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l‘attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l’ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.”

Il commento dal Blog di Grillo.

Dal blog di Beppe Grillo:

Il Senato ha approvato il filtraggio dei siti con l’emendamento D’Alia, senatore UDC e compagno di banco di Cuffaro. Se, in futuro, un blogger dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Di leggi ingiuste ne sfornano una al giorno. C’è solo l’imbarazzo della scelta. La prima è stata il Lodo Alfano e l’ultima la denuncia da parte dei medici dei clandestini che si fanno curare. La legge D’Alia può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque questo si trovi, anche se all’estero. In pratica schierano i server alle frontiere invece che gli eserciti.

Come a tutte le malattie stupide, create da menti incompetenti e sempre un passo indietro rispetto al mondo, c’è l’ovvio vaccino: OpenDNS e l’uso di un proxy esterno.

Premettendo che non sono a favore di chi fa apologia di reato, in rete quanto in TV (incitare a tirare fuori i mitra non è apologia di reato Mr. Bossi? L’apologia del fascismo una volta non era reato, cazzo di naziskin?), sono sconvolto dalla faccia tosta di questi governanti da quattro soldi. Il nostro Paese sta sprofondando nel debito e nella disoccupazione più nera e questi fetenti trovano il tempo di trastullarsi con cazzate simili.

Signori, questa è censura bella e buona. Basterà fare una legge che consideri reato qualcosa di non gradito e zacchete! La rete sarà azzittita con tutti i bloggers e media indipendenti.

OPPOSIZIONEEEE! DOVE CAZZO SEI, VELTRONI! SEI TROPPO IMPEGNATO A FLIRTARE CON IL NANO MALEFICO?

…non mi sente… vabè, avrà già installato il filtro.

Il filtraggio prospettato da questi poveri mentecatti può avvenire in due modi: filtrando gli IP o filtrando le richieste DNS.

Quello che segue è un sunto assolutamente non tecnico, fatto da un non tecnico e assolutamente perfettibile. A mio avviso però ci da un’idea del problema e delle soluzioni.

Nel secondo caso, quando voi digitate nel browser http://www.apologiadireato.com (nome fittizio non esistente), inviate una richiesta al DNS server del vostro provider che si preoccupa di tradurre il nome del sito in un indirizzo IP tipo 123.456.789.000 e vi collega al sito richiesto. Con questa legge il vostro provider è tenuto a filtrare tutte queste richeste per cui in teoria non riuscireste a connettervi al sito incriminato e oscurato. Per aggirare il blocco censorio “a norma di legge” basta impostare la vostra connessione internet in maniera che utilizzi un server DNS fuori dal territorio italiano che pertanto non  sia soggetto all’oscuramento.

Se poi fossero veramente incavolati e ci bloccassero l’IP in uscita possiamo ricorrere a una proxy esterno, ovvero un server che richiede il sito a nome nostro e ce lo invia, con la differenza che per il nostro provider internet noi risulteremo collegati al proxy e non al sito incriminato e oscurato, il tutto senza infrangere la legge. A questo proposito ci sono dei plugin per firefox o dei programmi esterni tipo proxy switcher (www.proxyswitcher.com) che si preoccupano di gestire la connessione al proxy per noi. Un vantaggio collaterale è l’anonimato che ne risulta: è molto difficile risalire ai visitatori del sito in questione a meno di ottenere i “tabulati” dei proxy, che magari sono in qualche parte del mondo non troppo propensa a collaborare.

A questo punto dovrebbero proprio iniziare una guerra pesante: dovrebbero vietare l’uso di proxy o filtrare tutti i dns server del mondo, ma sarebbe impossibile e inoltre sarebbe chiaro l’intento liberticida e la maschera sarebbe calata.

Chissà come mai non sono così solerti a insidiare la privacy dei paradisi fiscali. Mah.

Buon surfing anonimo e che Dio strafulmini i pedofili sulla rete.

Da “Voglio scendere“, il blog di Marco Travaglio.

Questa è la lettera che Gabriella Nuzzi – pubblico ministero a Salerno, trasferita dal suo ufficio dal Csm su richiesta del ministro Alfano per aver osato indagare sul malaffare giudiziario di Catanzaro che aveva già espulso come un corpo estraneo Luigi De Magistris – ha inviato al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, annunciandogli le sue dimissioni dal sindacato delle toghe, che si è schierato dalla parte del ministro e del Csm. E’ un documento che parla da sè, per la sua dolente onestà intellettuale e per la sua drammatica rappresentatività della notte che avvolge la nostra democrazia.
m.t.

Alla Associazione Nazionale Magistrati – Roma

“Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola”.

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

enough said…

23 MAGGIO 1992 – 23 MAGGIO 2008

Come dicevo nei post precedenti, non passa giorno che, sfogliando i giornali, sento suonare continui campanelli d’allarme.

Quindi mi interrogo e mi chiedo: sarò io che sono pessimista? Sarò io che non ho bene il quadro della situazione? Però ci sono troppe cose tutte insieme e tutte in fila che concorrono a comporre un quadro che mi sa di deja vu e la risposta che mi do non mi piace per nulla.

Inizia tutto con il lascito al Berlusca da parte di Prodi di un decreto del Presidente del consiglio che permette di apporre il segreto di Stato anche a “gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche” quali possono essere ad esempio strutture legate all’energia e ai rifiuti, allo stoccaggio di scorie nucleari, perchè no. Con questo scherzo si tagliano fuori tutte quelle agenzie di controllo del territorio locale (ASL, VV.FF., procure) che verranno scavalcate da enti interni al Governo.

Continua con quella infelice uscita di Fini alla Camera contro Di Pietro (si veda il video in testa) che si consuma in una applauso scrosciante e non viene invece sepolto da una sollevazione dell’opposizione. Morfeo Napolitano non si è nemmeno preso la briga di dire in pubblico una parola in proposito.

Si scivola sempre più nel buio quando si legge che il prode Ignazio La Russa, Ministro per la Difesa, si propone di militarizzare le prefetture con 2500 soldati dell’esercito (ricordiamoci che attualmente l’esercito Italiano è tutto di volontari) per combattere l’emergenza sicurezza (mi immagino il VFB di Pizzo Calabro che piantona di notte la villetta in brianza…) con compiti di polizia, ma sotto il comando dei prefetti neh.

L’accelerazione la si avverte quando il piccolo Duce Berluskaiser dichiara la linea dura contro chi si opporrà al virtuoso ciclo dei rifiuti in Campania, minacciando arresto immediato e pene severe, oltre che la militarizzazione dei siti preposti allo smaltimento (attenzione, vigilanza armata, citano i cartelli gialli intorno alle zone militari. Alto la, chi va la PUM PUM fermo o sparo!). Lo Stato deve tornare a fare lo Stato e non deve più farsi condizionare dai veti delle mille minoranze rumorose. La soluzione quindi è quella di ingabbiarla, la minoranza.

Tutto questo alla luce del sole con il beneplacito della stampa nazionale che non urla allo scandalo, ma che definisce il tutto una dittatura morbida quasi desiderata dal paese e nel disinteresse dell’opposizione alla morfina che non urla allo scandalo, ma si interroga sulla liceità della legge sull’immigrazione.

Tanto di cappello a questo sistema che è riuscito in 15 anni a cancellare ogni traccia di memoria storica di un intero paese che rischia, senza accorgersene e con l’applauso di molti, di scivolare di nuovo in un periodo non bello.

Grazie Italia e grazie a tutti quegli italiani che hanno bisogno di un padrone da inneggiare alle adunate domenicali per dimenticare di aver perso la dignità.

Potrebbe essere un buon momento per iniziare a credere in un Dio e pregarlo.

Astenersi mercenarie e perditempo.

Il risultato elettorale di questo fine settimana è la riprova che siamo un paese di barbari dove vince l’ignoranza e l’avidità, dove manca la lucidità di capire dove sta il presente e dove deve andare il futuro.

Quando vince un partito di mafiosi, delinquenti e puttanieri più una pletora di persone disposte a tollerare la convivenza con certi elementi per avere un cadreghino, e quando il partito dei celti, con l’idrocefalo odontotecnico della brianza e il piccolo nerone giustiziere della notte sabaudo, diventauna forza in grado di dettare una linea politica per vecchi ottusi e bigotti e cumenda dalla panza piena e dal pisello corto allora non c’è speranza.

Una nota positiva c’è: non dovremo più sentire che la corrente trozkista di un tal partito ha votato contro i colleghi marxisti leninisti.

Saranno 5 anni di passione.

Con colpevole ritardo pubblico questo appello lanciato da Pino Masciari, Imprenditore Calabrese nonché testimone di giustizia condannato a morte dalla ‘ndrangheta, che per protesta verso le istituzioni che lo hanno lasciato solo al suo destino ha lasciato la località protetta senza scorta per ritornare nella sua regione e affrontare le conseguenze del suo amore per la legalità e per il suo diritto a una vita normale.

Per maggiori informazioni è disponibile il comunicato stampa in pdf oltre alla “diretta” del suo viaggio, accompagnato solo da due ragazzi del Meetup di Grillo di Torino, sul suo BLOG www.pinomasciari.org .

L’IMPRENDITORE CALABRESE GIUSEPPE (PINO) MASCIARI TESTIMONE DI GIUSTIZIA LASCIA LA LOCALITA’ PROTETTA SENZA SCORTA PER RECARSI IN CALABRIA COME FORMA ESTREMA DI PROTESTA IN ATTESA DELLA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI E CONTEMPORANEAMENTE CHIEDE PER LA FAMIGLIA ASILO POLITICO O ADOZIONE AD ALTRO STATO:
Sono un imprenditore calabrese che non si è piegato al racket, che ha denunciato, fatto arrestare e condannare decine di appartenenti al sistema `ndranghetista con le sue collusione all’interno delle Istituzioni. Inserito nel Programma Speciale di Protezione a partire dal 17 Ottobre 1997, portato via dalla Calabria e da allora sprofondato in un tunnel senza via d’uscita: in questi 11 anni non si contano i comportamenti omissivi tenuti dalle Istituzioni preposte alla mia protezione, contrari alla legge e prima ancora alla dignità della persona. Abbandonato al mio destino insieme con la mia famiglia, isolati, esiliati dalla propria terra, privati delle imprese edili e del
proprio lavoro (mia moglie è un medico-odontoiatra).
Prima mi hanno tolto il pane, poi mi hanno tolto la libertà, infine la speranza.
Dopo 11 lunghi anni di attesa e di fiducia nelle Istituzioni oggi devo ammettere che non ci sono le condizioni perché la mia famiglia continui a restare ancora in Italia considerando la situazione di abbandono e l’assenza dei settori preposti alla protezione, che sarebbe dovuta avvenire in modo vigile e costante nella località (per così dire) protetta.
La conclusione è che mi ritrovo facile bersaglio insieme alla mia famiglia della vendetta mafiosa, nell’allarmante contesto di ‘ndrangheta, acceso e dilagante.
Pertanto chiedo formalmente al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro dell’Interno Giuliano Amato e al Viceministro dell’Interno Marco Minniti con delega alla Commissione Centrale ex art. 10 L. 82/91 di risolvere tempestivamente prima della consultazione elettorale la mia annosa vicenda, garantendo il diritto al lavoro e la sicurezza presente e futura per me e la mia famiglia.
Contemporaneamente chiedo formalmente ad una qualsiasi delle Nazioni dell’Unione Europea o altra Nazione l’ADOZIONE della mia famiglia, per mia moglie ed i miei due figli, perché si prenda cura di loro con la dovuta sicurezza.
Io no! Scelgo di rimanere nel mio paese, a rischio della vita, per proseguire la strada della denuncia civile e legale dell’impotenza delle Istituzioni, che alle parole non fanno seguire i fatti concreti e per raccontare la verità sulla lotta alla mafia in Italia: chi non scende a compromessi con le dinamiche mafiose deve essere fatto fuori, in un modo o nell’altro.
Lascio dunque in data odierna la località protetta per arrivare in Calabria ed affrontare quello che sarà il mio destino, mantenendo almeno fino in fondo la dignità che in questi anni ho difeso dagli attacchi prima della `ndrangheta e poi delle Istituzioni. Poi sarò davanti ai “Palazzi” di Roma e al TAR del Lazio dove giace vergognosamente arenato da più di tre anni il ricorso contro lo Stato che mi ha revocato ingiustamente il programma di protezione, che equivale alla condanna a morte.
Lo farò in giro per l’Italia, fiducioso di trovare al mio fianco i tanti cittadini, associazioni, gruppi e Meetup, le forze sane delle istituzioni e della politica che ho incontrato in questi lunghi anni, che condividono la mia scelta e che si riconoscono nei valori della legalità e della giustizia.

La COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, già nella scorsa legislatura, la quattordicesima, aveva analizzato ed esaminato approfonditamente “il caso dell’imprenditore Giuseppe Masciari”, riconoscendo le ragioni di quanto esposto, (si rimanda ai seguenti documenti:
Approvazione della Relazione del Comitato TESTI del 9 marzo 2005- Resoconto Stenografico della 69° seduta del 14 giugno 2005 – approvazione della Relazione di Minoranza del 18 gennaio 2006, pag. 72 “Testimoni di giustizia: una risorsa umiliata”).
L’attuale COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, quindicesima legislatura, nella Seduta di martedì 19 febbraio 2008 ha approvato la Relazione annuale sulla ‘ndrangheta (Rel. On. Forgione) e la Relazione sui testimoni di giustizia (Rel. On. Napoli), che ha fatto emergere “le gravi cadute di efficienze del sistema di protezione dovute spesso a inettitudine, trascuratezza ed irresponsabilità” per questo “Lo Stato recuperi il terreno perso nei confronti di chi ha mostrato di possedere uno spirito civico esemplare”. Ha riconosciuto il rispetto dei diritti dei testimoni di giustizia, risorsa da premiare e non da umiliare. Nella relazione sulla `ndrangheta ha dichiarato la
pericolosità mondiale di tale struttura criminale.
Le Istituzioni, la politica, Confindustria, raccolgono collezioni di buone intenzioni cui non seguono fatti concreti. Non ho bisogno di pacche sulle spalle, ma di sicurezza, impiego e futuro per me e soprattutto per la mia famiglia.
Se si permette che chi ha scelto di stare dalla parte della Giustizia maturi solo disagi diventando esempio tangibile del fallimento di una rapida risposta dello Stato, ciò non rappresenta una sconfitta solo per Pino Masciari, ma una sconfitta per l’Italia intera, una vittoria per la `ndrangheta, che ha continuato e continua a fare imprenditoria moltiplicando i suoi guadagni, tanto è vero che in Calabria ha un bilancio di 35 miliardi di euro sporchi, mentre al sottoscritto non gli viene restituito il diritto di ritornare a fare l’imprenditore. Addirittura il Ministero dell’Interno con delibera del 28 luglio 2004, così afferma: “non consente di autorizzare il rientro del testimone di giustizia Masciari Giuseppe e del suo nucleo familiare nella località di origine ritenuto che sussistono gravi ed attuali profili di rischio”.
Una sconfitta per lo Stato Italiano, un messaggio devastante per chi domani si trovasse a decidere se denunciare o abbassare la testa di fronte alle intimidazioni mafiose. .
Confermo fino alla fine e con fermezza che non ho alcun rimpianto per ciò che ho fatto, perché ritengo che la denuncia sia atto doveroso di ciascun cittadino che appartenga ad uno Stato che possa ancora considerarsi di diritto.

Lì 31 marzo 2008 f.to Giuseppe (Pino) Masciari

Contatti:
www.pinomasciari.it
pino59@email.it
pinomasciari@gmail.com
Davide Mattiello 3488079996
Roberto Laddaga 3475129117

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