Archive for the ‘ambiente’ Category

L’ho ascoltato una infinità di volte.

La scossa di Sulmona l’ha prevista. E l’ha annunciata. Si è verificata. L’hanno denunciato.

La scossa de L’Aquila l’ha vista arrivare e non ha potuto fare nulla, grazie alla denuncia.

Eppure il mondo scientifico si affanna a precisare che ha sbagliato di una settimana e che la scossa lui l’ha prevista a Sulmona invece che a L’Aquila. In linea d’aria le due località non distano più di 60 Km e per la previsione di un terremoto che tutti definiscono IMPREVEDIBILE mi sembra già una discreta precisione. Visto che poi ci ha pure preso, stando alle sue dichiarazioni, sui tempi…

Il problema è che sti tromboni accademici mi fanno venire il sangue amaro: invece di saltare sulle piume di Giuliani e strapparselo dalle mani a suon di cattedre, borse di studio, offerte di ricerche e quant’altro come dovrebbe accadere in un paese serio (perchè metti caso che per puro culo abbia anche solo un minimo di ragione ci troviamo in mano la scoperta del secolo che i Giapponesi ci coprirebbero d’oro per poter avere), questi fanno fronte comune per dire che è un cialtrone, che le sue previsioni non sono scientifiche, che un semplice tecnico di laboratorio dovrebbe stare al suo posto…

PALLONI GONFIATI! SEPOLCRI IMBIANCATI!

SE QUESTO E’ IL VOSTRO SPIRITO SCIENTIFICO, ANDATE A ZAPPARE LA TERRA!

Non parliamo poi del lurido spettacolo degli sciacalli che hanno iniziato ad arrivare sul posto: Il Nano, le sue ballerine, i Bertolaso imperatori della maceria e della ricostruzione elettorale.

E questi signori discutono di ampliamenti del 20% delle abitazioni che quelle nuove sono venute giù come cartapesta e propongono centrali nucleari in Italia?

Cliccate sull’immagine per andare a vedere il significato dei valori e poi mettete le puntine dove vorreste fare una centrale nucleare o un deposito di scorie radioattive.

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E ci risiamo. Quando due nani con manie di grandeur si incontrano, il cocktail non può essere che esplosivo e il cetriolo è già all’altezza giusta per i nostri deretani.

Lo so che adesso si scatenerà la ridda dei commentatori tuttologi e filosofi del si o no al nucleare, ma io mi soffermerei su un piccolo dettaglio: può un governo andare contro un referendum popolare? Insomma: seppure sull’onda emotiva (perchè la nuvola di Chernobyl è stata solo frutto di un’emozione e gli aumenti di problemi alla tiroide nelle donne oggi non è nemmeno per sogno riconducibile a quel fenomeno emotivo) di un grave incidente nucleare, il paese ha detto no alle centrali atomiche. Punto. Io non sono un giurista e non conosco la materia, ma è possibile che, a parte l’essere a favore o contro, non ci sia prima uno scoglio legislativo a questa decisione?

Siccome non voglio essere tacciato di ambientalismo aprioristico e disfattista, darò per scontata una cosa: le centrali nucleari attuali sono intrinsecamente sicure (non è possibile, ma voglio crederci).

Adesso alcune riflessioni oggettive e non emotive.

  • Le centrali andranno a regime teorico nel 2020. Essendo in Italia saranno pronte nel 2030, quando (si spera) una buona parte dei mammuth che hanno condotto l’operazione saranno sotto terra vicino alle scorie delle centrali degli anni ’80. Fino ad allora che cazzo faremo? Bruceremo petrolio come sempre e in più ne consumeremo ancora di più perchè la costruzione di una centrale nucleare è dispendiosa in termini energetici, e in più ipotecheremo un consumo di petrolio futuro per il decommissioning delle centrali stesse.
  • L’energia elettrica prodotta dalle centrali a livello mondiale copre il 6,5% del fabbisogno complessivo. Ci sarà un motivo oltre una semplice questione psicologica. Il motivo è molteplice: i costi, il ROI pessimo, la difficoltà di approvvigionamento del materiale fissile, la disponibilità di siti di stoccaggio delle scorie. Certo è che se si ragiona come quel fenomeno di Tullio Regge, altro mammuth che farebbe bene a tacere, per cui le scorie vanno interrate nel sahara allora è tutto semplice, ma non mi sembra corretto andare a scaricare la nostra monnezza della peggior razza in un paese che ha già soportato ogni sorta di vilipendio in nome del nostro benessere. Ah Tullioooo! Ma a te la morale e l’etica ti fanno schifo?
  • L’uranio da Miniera a livello mondiale ad oggi soddisfa solo più il 50% del fabbisogno complessivo attuale mentre il restante materiale fissile deriva dalla dismissione degli arsenali nucleari (Studio ASPO). Inoltre le risorse attuali consentirebbero uno sfruttamento futuro per un massimo di 25 anni se l’uranio divenisse una fonte massiva come il petrolio (Sempre fonte ASPO).
  • The oft-hailed ‘Nuclear Renaissance’ has run into major problems. A large-scale program to make a serious impact on climate change, like 1 gigaton CO2 reduction (of the 7 Gig reduction needed), would involve 700 one-gigawatt nuclear power plants in addition to more plants for replacing existing aging plants, since many plants are approaching retirement age (see charts showing average age of plants, and estimated retirement dates). This implies building 21 one-gigawatt plants per year over the coming 50 years, as well as investing in 11 to 21 fuel enrichment plants, 18 fuel element factories, 10 Yucca mountains to store the spent fuel, and 5 times the current uranium mining capacity. A simple EROI model shows that such a program will only start to make a net CO2 reduction, and start to make money from the program as a whole, after 32 years – if it’s on schedule and all goes well.

    Current experience with new plants shows they are still over budget and behind schedule, even in early stages of construction (Finland plant example – several reactors under construction). These lengthy construction times, high costs, and high level of uncertainty will make investment money difficult to find, especially at a time when financial risk management and obtaining loans has become a major problem.

    The U.S. largely ended nuclear plant construction in 1973 when financial credit dried up.

    In the present financial environment, no private company can find the capital to build nuclear plants without government help, and governments are increasingly strapped as well. Note that Barcelona has a half-dozen huge new buildings that have been abandoned as no capital is available to complete construction.

    The presenter shows EROI analysis for nuclear plants and materials – 20,000 tons of steel, 500,000 tons concrete etc. and estimates energetic payback time. He quotes a University of Sidney study which shows it takes 7.9 to 14 years to get net energy back, and an EROI in the range of 3:1 to 4:1. In the previous example of building 21 nukes per year, it will take 27 years before (positive) net energy comes from the system. (VII ASPO Conference Barcelona 2008)

    In sostanza si dice che il ritorno dell’investimento energetico nel nucleare è intorno al 3-4:1, ovvero servono 1 unità di petrolio per produrre l’equivalente di 3-4 unità energetiche di petrolio dal nucleare, che è al di sotto della soglia per cui una società come la nostra si può sostenere mantenendo questo stile di vita. Si dice inoltre che, visto che le centrali esistenti sono alla fine del loro ciclo, per produrre una sensibile riduzione dei gas serra servirebbero 700 nuove centrali da 1 GW oltre che fino a 21 nuovi impianti di arricchimento, 5 Yucca Mountains per stivare le scorie oltre che una capacità estrattiva dell’uranio 5 volte superiore a quella attuale. Tutto questo pensando di lavorare per i prossimi 50 anni. Facendo un’analisi di ritorno energetico, questi investimento inizierebbe a produrre un’effettivo beneficio in termini di CO2 e di energia dopo 32 anni.

Ora, possiamo dire quello che vogliamo, ma i dati sono incontrovertibili: se i conti invece che gli economisti (e stiamo pagando sulla nostra pelle OGGI le idee degli economisti di ieri) li facessero gli esperti di energia i nostri due puffi potrebbero andare a metterselo in quel posto il loro nucleare.

Poi, per carità, la crisi petrolifera è in agguato, il picco del petrolio è stato passato e il problema è caldo, ma non credo che si possa risolvere con un investimento di questo tipo, quando per fare una centrale si brucia petrolio, perchè la nosta industria è fondata sul petrolio, sui combustibili derivati dal petrolio, non sui combustibili fissili. Se si capisce questo paradosso energetico si capisce anche che questi non sanno nemmeno di cosa parlano. Esempio del cazzo, ma esaustivo: scarseggia il petrolio per cui ho difficoltà a reperire il gasolio perchè costerà un occhio della testa o perchè non ce ne sarà a sufficienza per tutti. I materiali per costruire la mia centrale nucleare come li porterò sul posto? Con un camion con una prolunga di qualche centinaio di chilometri? L’uranio dalle miniere, ammesso che se ne trovi ancora facilmente accessibile, lo caveremo con i macchinari a carbone? O con un piccolo generatore nucleare portatile?  La nostra struttura economica globale dipende dal petrolio. Tutta. Le infrastrutture sono fatte per il petrolio e i suoi derivati. Sveglia gente. Non fatevi ciulare da queste sirene in malafede.

NUKE SUCKS!

Il Blog di Beppe Grillo: Il nucleare sicuro.

Aggiornamento al mio post di qualche giorno fa.

Date un’occhiata al post sul Blog di Grillo a proposito del Latte Crudo e all’intervista filmata dal Meetup di Brescia al Dr. Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte srl, società di servizi per l’agricoltura.

Una cosa mi era sfuggita al primo colpo: la portata dell’affare. 18 MILIONI di euro sono un bel bottino per cui val ben la pena scomodare un sottosegretario compiacente per rimettere in riga questi allevatori che osano ribellarsi allo strozzinaggio della grande distribuzione.

Che schifo. Ma abbiamo il premier che rinegozia i termini ambientali con l’europa e festeggia soddisfatto per la sua “vittoria” (gli prendesse una brutta malattia), che ci aspettiamo dai suoi tirapiedi?

Io comunque continuo a berlo e a digerirlo, al contrario del Premier, di cui non mi son mai bevuto le stronzate e che non ho mai digerito.

Firmate la petizione. ORA. SUBITO. MARSH!

Banner petizione

La richiesta di tornare a investire nell’energia nucleare era arrivata pochi minuti prima che Scajola intervenisse dal neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel suo primo discorso all’assemblea degli industriali. «È tempo di tornare a investire nell’energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso più di vent’anni fa decisioni emotive e poco mediatiche». La risposta di Scajola, che insieme al governo ha puntato sul nucleare sin dal suo insediamento, non si è fatta attendere: «Confermo – ha detto il ministro – che non è più eludibile la definizione di un piano di azione per consentire il ritorno all’energia nucleare. Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente». Ma non solo sul nucleare deve puntare l’Italia per abbassare i costi della propria bolletta energetica. Servono, ha detto Scajola, più infrastrutture come i rigassificatori e i siti di stoccaggio, sviluppo delle rinnovabili e carbone pulito.

Da “La Stampa” – 23/5/2008 Va bene, e facciamolo sto Nucleare.

Tanto a sentire Tullio Regge è sicuro, Chernobyl ha causato in tutto 30 morti e 300 casi di tumore alla tiroide e in 100 anni le scorie non sono più un problema. (Sempre da La stampa del 23/5/2008, pagina 6) . Inviterei il sig. Regge a parlare con qualche medico “della mutua” circa uno strano aumento di patologie tiroidee in donne nate intorno agli anni di Chernobyl e dei loro dubbi e perplessità.

Mi piacerebbe una cosa: che il deposito di scorie si facesse nel comune di residenza dell’On. Scajola, della SIg.a Marcegaglia, nel mausoleo del Berlusca ad Arcore, un po’ anche all’AD di ENEL, una suppostina radioattiva a casa Veltroni e soprattutto mi piacerebbe che di queste scelte la smettessero di parlare dei vecchi bacucchi con una aspettativa di vita massima di 10 anni.

Non mi piace il prof. Regge nonostante ne ammiri il sicuro valore intellettuale e scientifico, e ancora meno mi piace quando va in giro a promuovere una tecnologia vecchia e finita in partenza spacciandola per sicura. C’è un principio di indeterminazione nella fisica e proprio un premio Einstein per la Fisica mi parla di certezze assolute? A me basta una probabilità di incidente grave su 10.000 per stare male. Fin che un processo dipende anche solo in minima parte dall’uomo, io non mi sento di definirlo sicuro. Oltretutto in tempi di “si salvi chi può” dove ciò che conta è un segno più alla fine del bilancio redatto in un sicuro ufficio in qualche paradiso fiscale, temo che i rischi siano ancora troppi rispetto ai benefici.

E poi, se mi dicessero: vuoi una caramella che non si consuma mai ma che costa di più e non è tossica oppure ne vuoi una che costa poco, ma è sintetica e la carta ti rimane appiccicata alle dita per 100 anni, avrei forse dei dubbi?

Già, perchè adesso il petrolio è nella curva discendente della potenzialità di estrazione, il materiale radioattivo per le centrali, fosse usato per sostituire il petrolio, finirebbe tra 50 anni e inizierebbe ad avere costi proibitivi pure lui. In più, il nucleare cosiddetto civile è comunque legato a doppio filo con il nucleare bellico, e l’idea di consegnare a mio figlio di 11 mesi un mondo seduto su una bomba atomica proprio non mi va. Regge è libero di sedere i suoi figli su una cassa di tritolo, io il mio vorrei poterlo sedere in mezzo a un prato senza fallout.

E dire che mi ero ripromesso di non parlare più di nucleare.

Articolo in proposito

Mi permetto una precisazione schifosamente cinica a discapito dei sostenitori del nucleare e di quelli che affermano che “tanto abbiamo i reattori francesi e sloveni a pochi Km dal confine”.

In caso di incidente – e piantatela di grattarvi, che tanto non serve – a un reattore francese, i danni al nostro territorio chi li paga? In caso di incidente di un reattore nucleare gestito da un qualche operatore privato sul nostro territorio i danni chi li paga? Visto che siamo in Italia, intanto li anticiperemmo noi con le nostre tasse, poi pagheremmo i sostegni all’industria colpita dalla sciagura perchè sennò i posti di lavoro… e magari dovremmo pure risarcire i paesi confinanti impestati dalla nuvola radioattiva (ma tanto Regge dice che danni non ce ne sono stati a causa di Chernobyl). Continuo a non vedere quel gran beneficio a ospitare sul nostro suolo questi arnesi.

Altra cosa: a meno di non andare su reattori di 4a generazione (che sono ancora in fase di studio e non saranno realizzabili prima di qualche annetto) raffreddati a gas inerti, quelli attuali hanno un disperato bisogno di acqua per il raffreddamento degli impianti. Il clima in Italia ormai non è più quello di 30 anni fa, si è “tropicalizzato” con periodi di precipitazioni abbondanti alternati a lunghe siccità, per cui i corsi d’acqua hanno delle portate molto variabili. Che cosa ne direste se a un certo punto succhiassero dai pozzi destinati al consumo umano razionandovi l’acqua da bere e da cucinare perchè il fiume non ce la fa a sopperire al fabbisogno della centrale nucleare?

Chi mi può tranquillizzare in proposito renderà un gran servizio all’umanità.

Perchè fino ad ora le ragioni del no sono dannatamente documentate e riscontrabili. Le ragioni del si sono molto ideologiche, povere di contenuti scientifici e quantitativi. Sembra di seguire il discorso TAV/TAC: tante parole altisonanti e d’effetto, ma sostanza: poca!

Lo ammetto: in passato ho nutrito una certa simpatia per Veltroni, quando faceva da contraltare al “fossile” Dalema e alle sue pretese di onnipotenza politica, naufragate in quella mitica opera di autosodomizzazione politica che fu la Bicamerale e il tentato accordo con Berlusconi.

All’epoca Veltroni era quello giovane, quello con le idee nuove. All’epoca….

Oggi Veltroni è quello che cerca l’intesa con Berlusconi, che propone ricette buoniste, che cerca di dialogare con tutti e alla fine non accontenterà nessuno.

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Oggi Veltroni è quello che nel suo programma proclama l’avvento dell’ambientalismo del fare contro l’ambientalismo del no. La cosa in se diventa quasi ridicola: l’ambientalismo del fare, secondo il fenomeno, è quello degli inceneritori, dei rigassificatori e del nucleare. Per continuità con l’azione di governo attuale mi viene da pensare che l’ambientalismo del fare è quello applicato con il manganello eco-compatibile, dove una ristretta oligarchia deciderà la necessità di business, dove gli esecutori materiali decideranno di fare l’infrastruttura necessaria al business, dove verranno scomodati luminari prezzolati per legittimare le opere, dove si creerà ad hoc una emergenza per evitare quelle noiose quanto rischiose verifiche di impatto ambientale sul territorio e dove il dissenso verrà sedato a mazzate. Ma con il sorriso sulle labbra di Topo Gigio.

Svegliatevi e non credete che possa esistere un ambientalismo del fare: un rigassificatore non serve a una mazza se non a chi lo costruisce e prende il grano dei finanziamenti pubblici, visto che di gas liquido via mare il mondo scarseggia. Gli inceneritori, se si vuole fare una politica dei rifiuti seria con un riciclo elevato non servono. In Italia sono 50 gli impianti in funzione. Se i rifiuti diminuissero, con che cavolo faremmo andare gli altri nuovi che vogliono costruire? Come il solito a guadagnarci saranno i costruttori dell’impianto e i gestori, che con appalti ventennali succhieranno i finanziamenti e gli incentivi statali per mantenere in piedi carrozzoni altrimenti antieconomici (e lo dice la Bocconi, non i verdi). Sul nucleare non spendo una parola in più di quanto già detto.

L’ambientalismo non è nemmeno del no. Quello del no è idiozia. Un ambientalismo serio è quello che valuta oggettivamente e senza ideologie i costi ed i benefici di un’opera in un’ottica di lungo periodo e giudica le iniziative contemplando le conseguenze che le nostre azioni possono comportare per i nostri figli e i nostri nipoti. Ma questo non è ambientalismo. E’ Scienza. Quella onesta, illuministica e non serva degli sponsor.

L’ambientalismo serio è quello che considera il principio di precauzione come una cosa seria, che considera i potenziali rischi come fenomeni da studiare a fondo prima di intraprendere una qualsiasi opera.

Questo è l’ambientalismo che vorrei praticato dal neonato Partito Democratico. Altimenti è l’ambientalismo del “ma anche” che temo essere un pericoloso ibrido OGM dagli effetti nefasti.

ALLE ORTICHE IL VOTO UTILE. RIVOGLIO IL MIO VOTO CONSAPEVOLE!

Ormai la spazzatura Campana ha assunto le proporzioni di una piaga biblica e si pretende dagli italiani l’ennesimo slancio di solidarietà verso il “povero” mezzogiorno afflitto dall’ennesimo problema.

Bene, è giusto. Aiutiamoli a risolvere il problema e mettiamo a disposizione alcune delle nostre discariche rese disponibili da una gestione dei rifiuti un po’ più virtuosa degli altri italiani, non affolate di rifiuti per l’impegno degli altri italiani nel fare una differenziazione dei rifiuti.

Ma a una condizione.

Gli amministratori pubblici e privati che si sono succeduti negli ultimi 15 anni alla guida degli enti preposti alla gestione dei rifiuti campani siano processati per ogni reato possibile incluso l’alto tradimento, vengano condannati al risarcimento dei danni e alla restituzione degli stipendi rubati negli anni e siano interdetti da ogni pubblico impiego in eterno per manifesta incapacità.

Visto però che tutto ciò presuppone un iter giudiziario molto lungo allora pretenderei almeno le loro dimissioni accompagnate da una pletora di scuse a partire da Bassolino Maximus e Rosetta Jervodux.

Altrimenti che se la smazzino a casa loro e chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato e col caxxo che ci scurdamm ‘o passato.

THOR

Thor, quello vero.

Come il Dio del Tuono, figlio di Odino, ecco che si scatena la furia del frullatore nanoparticellare contro la dilagante “munnezza” partenopea.

Il CNR (Centro Nazionale per le Ricerche), ente di ricerca statale, si propone di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati macinandoli finifinifini per ridurli a una nanopolvere combustibile attraverso un macchinario chiamato, per l’appunto, THOR.

Al di là della pregevole invenzione per applicazioni su piccola scala (rifiuti ospedalieri o rifiuti speciali difficili da trattare), far passare come buono il concetto di considerare i rifiuti (sia tramite inceneritori che con altre tecnologie) come combustibili mi sembra l’ultima delle direzioni da prendere.

Purtroppo nelle emergenze non c’è mai tempo di riflettere, e questo è un bene per quella parte di mondo industriale che vive sull’usa e getta e che non concepisce la filosofia del riciclo ne tantomeno quella dei “rifiuti zero”. Bruciare vuol dire distruggere definitivamente un oggetto che ha alle sue spalle una storia industriale fatta di materie prime vergini estratte e lavorate con dispendio di energia e risorse ambientali, che con un riciclaggio attento possono essere recuperate in parte per una successiva produzione di un nuovo manufatto. In un epoca di scarsità di materie prime e di fonti di energia, che l’importanza di questo concetto continui a venire sottovalutata mi lascia esterrefatto in quanto sintomo di totale demenza e mancanza di lungimiranza.

Tornando al nostro amico THOR esso si propone di convertire il rifiuto urbano indifferenziato in combustibile con un potere calorifico di 5500 Kcal/Kg (praticamente il pellet di legno di buona qualità) assimilabile a un carbone di buona qualità e utilizzabile solido o liquido in motori a biodiesel, in caldaie a vapore e in termovalorizzatori delle biomasse (=inceneritori). E siamo di nuovo punto a capo. Va bene recuperare questa porcheria, ma vogliamo capire che alla fine ci deve solo finire il residuo della differenziazione? E poi a bruciare queste nanopolveri, che cosa esce dai camini e dai tubi di scappamento? Aria fresca? Perchè non si fa menzione della natura del sottoprodotto di questi sistemi di combustione?

Esistono sistemi meccanici/biologici di recupero del rifiuto indifferenziabile (non indifferenziato, sia chiaro) che posti al termine della filiera di separazione e recupero dei rifiuti ottiene un risultato simile. Perchè non ne parla nessuno?

Siccome persone intelligenti in questo paese di decerebrati male informati ce ne sono leggetevi il pensiero di una di queste persone.

BASSOLINO, SANTO SUBITO!
IL BLOG DI STEFANO MONTANARI – giovedì 10 gennaio 2008

Che meraviglia leggere e ascoltare la faccia da culo con cui i nostri politici cercano di sottrarsi alle proprie responsabilità, come se il loro essere sindaci, presidenti, parlamentari, ministri e quant’altro li ponga nella posizione di non poter agire.

Siamo all’apice della crisi dei rifiuti in Campania (se mai si potrà arrivare all’apice) che si trascina da anni (15, 20?) e ste due facce da mortimpiedi di Baxxolino e la sterminatrice di preservativi Rosetta Jervolino si ritirano come la trippa come se loro avessero occupato le poltrone di comando della regione per figura per permettere ai commissari straordinari di turno di ingrassare questo o quello.

Ma per favore. Almeno abbiate la compiacenza di dire: non abbiamo fatto nulla perchè sennò ci avrebbero fatto saltare in aria come Falcone e Borsellino. Almeno sarebbero stati più credibili.

Buon anno.

Come mille visitatori, come mille grazie, come mille e una notte, come i mille di Garibaldi, come Mille e non più mille, come se potessi avere mille lire al mese, come le mille bolle blu, come mille papaveri rossi, come mille giorni di te e di me, come la mille miglia, come un 8xmille con soglia di sbarramento e premio di maggioranza, come un 5xmille che fa gola alle tasche ingorde dei nostri politici, come i Mille splendidi soli di Kaled Hosseini…

E’ vero, in un mezzo come internet che permette la visibilità a milioni di persone mille contatti sono un’inezia, ma se si pensa che altrimenti il tuo pensiero (giusto o storto che sia, per carità) sarebbe rimasto confinato nella cerchia dei tuoi conoscenti (con quanti parliamo di politica, di religione, di giustizia? 10, 20?), per un neofita della blogosfera il sapere che 1000 persone hanno perso tempo per leggere qualcosa di tuo è comunque emozionante.

E allora lasciate che mi auguri “Mille di questi giorni”.

…di contumelie.

Segui il link per leggere l’articolo completo su “La Nuova Ferrara”

Inceneritore, Bersani replica “Io parlavo degli Ordini”

“Non è una questione di termovalorizzatori – spiega – vorrei solo evitare che gli Ordini diventassero altro da ciò che sono magari pescando nelle risorse della piazza mediatica”.

Se leggessi una replica simile in un paese normale direi quasi che il buon incinerator Bersani è in buna fede e in pratica ha fatto una considerazione quasi giusta: L’ordine deve gestire la deontologia dei suoi iscritti e basta. Quindi lui parlava di ordini, non di inceneritori.

Peccato che la sua prima replica piccata era chiaramente e senza equivoci contro i medici che esprimono pareri non in linea con le nozioni della scienza medica “ufficiale” (e prezzolata,aggiungerei io) con il risultato di seminare confusione nella popolazione.

Mio buon Bersanetor, semmai, invece di instillare confusione, questi medici cercano di instillare il germe del dubbio, quella cosa che voi politici non avete e che, se fosse presente nel vostro cervello, vi farebbe applicare un principio di cautela preventiva nei confronti della salute pubblica. Ma tanto si sa, gli effetti delle vostre decisioni sono a lunga scadenza. Un tumore impiega anche una quindicina d’anni a entrare nella fase acuta per cui magari voi non ci sarete più e chi ci sarà potrà sempre dire “io non c’ero ai tempi”. Peccato che i tumori non vanno in prescrizione. Anzi.

Che la salute l’accompagni, neh?

LA PATRIA DEI FURBI
IL BLOG DI STEFANO MONTANARI – mercoledì 31 ottobre 2007

© IL BLOG DI STEFANO MONTANARI





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