COTAnto IGNORANTE in un misero 8%.

Ormai è chiara la posizione del Governo: per non fare dei torti alla Lega Nord, attuale ago della bilancia della stabilità governativa della maggioranza in carica, si è deciso di bruciare qualche centinaio di milioni di euro pur di penalizzare al massimo i referendum per l’abrogazione della legge elettorale, quella stessa legge definita UNA PORCATA dal suo promotore leghista CALDEROLI.

Perchè la Lega non vuole che passi il referendum:

Intanto la legge attuale, il cosiddetto Porcellum.

La modifica del referendum andrebbe verso un bipartitismo spinto dove il premio di maggioranza non andrebbe alla coalizione, ma al singolo partito. Per cui ci si troverebbe nella situazione in cui la Lega non conterebbe più una fava: con l’8% di consensi verrebbe tagliata fuori dal centrodestra dopo la fusione tra FI e AN, assieme a tutti gli altri partiti minori con il rischio di perdere comunque voti dirottati verso il cosiddetto “voto utile”.

Sebbene la attuale legge lettorale faccia abbastanza schifo in quanto de facto riduce i cittadini a semplici supporter di una fazione avallando o no le scelte fatte dalle segreterie in merito alle persone da mandare in parlamento con il tristo sistema delle candidature in più collegi, per lo meno non consente la supremazia di un singolo partito. Se dovesse passare questa modifica alla legge, un singolo partito potrebbe conquistare la maggioranza assoluta e governare in barba al pluralismo parlamentare che è garanzia di democrazia.

Onestamente temo come la peste una situazione in cui FI e il suo caudillo Berlusconi possa manovrare liberamente le sorti del paese per 5 anni senza temere franchi tiratori e crisi interne.

Ma stiamo divagando.

A prescindere dalle conseguenze istituzionali di questa o quella variante, fa stupire come in nome degli interessi di partito, anzi!, di un partito che rappresenta l’8% degli italiani, si rinunci alla possibilità di risparmiare denaro pubblico accorpando amministrative, europee e referendum in un’unica tornata elettorale.

Ah, Lombroso....

Ah, Lombroso....

Per raggiungere questo scopo l’On. Cota si è lanciato in una serie di sproloqui e carpiati dialettici pur di giustificare le scelte del proprio partito. Una su tutte: “non si può obbligare la gente a votare per un referendum, bisogna garantire il diritto ai cittadini di non esercitare il voto”.  Non commento nemmeno, perchè in una frase è racchiuso tutta l’essenza meschina di gente che con il tricolore ci si puliva il culo. La costituzione sancisce e garantisce che l’istituto del referendum sia incentivato e promosso. Il voto è un diritto. Il non voto no. E’ un diritto VOTARE NO. Ma si presuppone che si sia disposti ad accettare il verdetto delle urne. E invece questi dittatori dello stato di bananas si fanno beffe della nostra costituzione e lavorano per invalidare un referendum con il danno collaterale di far spendere tempo e (tanti) denari pubblici alla collettività.

Dice Tito Boeri, su LAVOCE.INFO

Il Governo ha tempo fino a domani per decidere se tenere in un’unica consultazione, in un unico election day, elezioni europee, amministrative e referendum sulla legge elettorale. Lo stato risparmierebbe 173 milioni (stime, probabilmente per difetto, del Ministro Maroni che, più da esponente di un partito che da Ministro, si è speso molto per non fare l’election day), e i cittadini risparmierebbero altri 200 milioni di costi indiretti. In totale 373 milioni: uno spreco di risorse che non possiamo permetterci soprattutto dopo il terremoto in Abruzzo.
Un Governo responsabile dovrebbe prenderne atto, tenere conto del plebiscito che sul web c’è stato in questi settimane a favore dell’election day e, dunque, cambiare la data del referendum.
Eppure quello che si profila all’orizzonte è un “compromesso” molto costoso per i contribuenti e per chi ha bisogno di aiuto dallo Stato: il referendum sulla legge elettorale si dovrebbe tenere il 21 giugno con il secondo turno delle amministrative. E’ un compromesso che costerebbe al contribuente circa 300 milioni, tra costi diretti e indiretti. Infatti, il ballottaggio in Italia, in genere, coinvolge un terzo dell’elettorato potenziale e solo i collegi in cui ci sono elezioni provinciali e in cui si vada al ballottaggio. Secondo le nostre stime, solo 21 delle 63 province potenzialmente coinvolte, torneranno a votare a due settimane dal voto alle europee. Le altre 88 province italiane (81 per cento del totale) saranno chiamate a votare unicamente per il referendum. Di qui lo spreco enorme di risorse che si avrebbe anche in questo caso.
Ma che razza di compromesso è questo? Qui stiamo barattando una soluzione che fa risparmiare soldi allo Stato e tempo e denaro alle famiglie con una soluzione che costa ai contribuenti e a chi va a votare – e che per giunta riduce la partecipazione al voto, uno dei valori conclamati nella nostra Costituzione – pur di fare un piacere a un partito. E perché gli italiani tutti devono subire il diktat di un partito, votato dall’8 per cento dei cittadini? E’ un compromesso inaccettabile soprattutto dopo il terremoto.

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  1. teresa

    ma per favore! la lega nord dice cavolate su cavolate! noi del sud x loro facciamo parte dell’Italia soltanto dal punto di vista geografico. i nostri antenati hanno fatto del tutto per avere un italia unita…arrivano i sorchiaponi della lega nord a distruggere tutto! io dico che non dovrebbero scherzare troppo con il fuoco!




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