WTO: KO TECNICO AL DOHA ROUND

Non so se essere contento o essere preoccupato, ma per il momento mi godo la prima sensazione: i negoziati sul commercio globale del WTO sono andati all’aria perchè non c’è stata convergenza su chi doveva fare prima un passo verso l’altro.

Tutto questo mi conforta e mi conforta anche il commento di Domenico Siniscalto su “La Stampa” di Torino di oggi intitolato “Il Mercato Che Divora Se Stesso”, analisi che fatta da un economista suona come le unghie sulla lavagna, ma che per l’uomo della strada non è così difficile da capire. Si trattava di subire delle scelte drammatiche per cui le agricolture di molti paesi “ricchi” sarebbero state messe in ginocchio dalla potenza di fuoco a basso costo di economie drogate come quella cinese: penso all’invasione dei “pomodorini Pechino” a qualche centesimo al chilo prodotti da un esercito di 800.000 contadini cinesi disperatamente poveri. Di primo acchito posso pensare che sarebbe giusto anche loro avessero una possibilità di affrancarsi, ma non è con questi accordi che si risolve il problema dei contadini cinesi: in questa maniera si favorirebbero solamente le finanze della Cina, il cui governo è l’interfaccia commerciale con l’estero, che non reinveste in maniera seria i suoi guadagni all’interno, ma accumula fortune di riserve monetarie estere (perchè avere una bomba atomica come mezzo di pressione politica quando con un tuo gesto puoi cancellare dalla faccia della terra l’economia di una potenza come gli Stati Uniti?).

Come giustamente dice Siniscalco, il problema è vedere se l’economia capirà che le basi del WTO non sono più adeguate alla situazione mondiale, che il “mercato” non ha dimostrato di possedere quella capacità di autoregolazione che i liberali propugnano.

Intanto mi piacerebbe vedere delle politiche economiche locali innovative, che vadano verso una filiera corta e sensata: non me ne frega una mazza di poter importare gli ananas dal sudamerica a un prezzo più basso perchè ho tolto i dazi (e anche fosse, pensate veramente che questo inciderebbe in maniera sostanziale sul prezzo la pubblico?), vivrò anche senza ananas. Vivrò anche senza pomodori tutto l’anno, basta che quando sia stagione li possa trovare maturi, buoni, genuini e che non arrivino dall’altra parte del mondo.

Se ritornassimo a pensare con il buonsenso non ci sarebbe nemmeno il problema di WTO o palle varie, ma bisogna uscire da questa spirale schizofrenica del consumismo a tutti i costi. Inevitabilmente ci sarà una crisi prima o poi: siamo un sistema chiuso, limitato e finito e non possiamo pensare che la crescita possa continuare in eterno checchè ne dicano gli economisti, i politici e i cretini; prima o poi il meccanismo si dovrà fermare per mancanza di risorse o per mancanza di domanda.

La domanda è: siamo pronti? Ci stiamo muovendo per attutire il colpo o il treno ci investirà in pieno mentre ignari passeggiamo allegramente sui binari?

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