Il nucleare? Non Regge…

La richiesta di tornare a investire nell’energia nucleare era arrivata pochi minuti prima che Scajola intervenisse dal neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel suo primo discorso all’assemblea degli industriali. «È tempo di tornare a investire nell’energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso più di vent’anni fa decisioni emotive e poco mediatiche». La risposta di Scajola, che insieme al governo ha puntato sul nucleare sin dal suo insediamento, non si è fatta attendere: «Confermo – ha detto il ministro – che non è più eludibile la definizione di un piano di azione per consentire il ritorno all’energia nucleare. Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente». Ma non solo sul nucleare deve puntare l’Italia per abbassare i costi della propria bolletta energetica. Servono, ha detto Scajola, più infrastrutture come i rigassificatori e i siti di stoccaggio, sviluppo delle rinnovabili e carbone pulito.

Da “La Stampa” – 23/5/2008 Va bene, e facciamolo sto Nucleare.

Tanto a sentire Tullio Regge è sicuro, Chernobyl ha causato in tutto 30 morti e 300 casi di tumore alla tiroide e in 100 anni le scorie non sono più un problema. (Sempre da La stampa del 23/5/2008, pagina 6) . Inviterei il sig. Regge a parlare con qualche medico “della mutua” circa uno strano aumento di patologie tiroidee in donne nate intorno agli anni di Chernobyl e dei loro dubbi e perplessità.

Mi piacerebbe una cosa: che il deposito di scorie si facesse nel comune di residenza dell’On. Scajola, della SIg.a Marcegaglia, nel mausoleo del Berlusca ad Arcore, un po’ anche all’AD di ENEL, una suppostina radioattiva a casa Veltroni e soprattutto mi piacerebbe che di queste scelte la smettessero di parlare dei vecchi bacucchi con una aspettativa di vita massima di 10 anni.

Non mi piace il prof. Regge nonostante ne ammiri il sicuro valore intellettuale e scientifico, e ancora meno mi piace quando va in giro a promuovere una tecnologia vecchia e finita in partenza spacciandola per sicura. C’è un principio di indeterminazione nella fisica e proprio un premio Einstein per la Fisica mi parla di certezze assolute? A me basta una probabilità di incidente grave su 10.000 per stare male. Fin che un processo dipende anche solo in minima parte dall’uomo, io non mi sento di definirlo sicuro. Oltretutto in tempi di “si salvi chi può” dove ciò che conta è un segno più alla fine del bilancio redatto in un sicuro ufficio in qualche paradiso fiscale, temo che i rischi siano ancora troppi rispetto ai benefici.

E poi, se mi dicessero: vuoi una caramella che non si consuma mai ma che costa di più e non è tossica oppure ne vuoi una che costa poco, ma è sintetica e la carta ti rimane appiccicata alle dita per 100 anni, avrei forse dei dubbi?

Già, perchè adesso il petrolio è nella curva discendente della potenzialità di estrazione, il materiale radioattivo per le centrali, fosse usato per sostituire il petrolio, finirebbe tra 50 anni e inizierebbe ad avere costi proibitivi pure lui. In più, il nucleare cosiddetto civile è comunque legato a doppio filo con il nucleare bellico, e l’idea di consegnare a mio figlio di 11 mesi un mondo seduto su una bomba atomica proprio non mi va. Regge è libero di sedere i suoi figli su una cassa di tritolo, io il mio vorrei poterlo sedere in mezzo a un prato senza fallout.

E dire che mi ero ripromesso di non parlare più di nucleare.

Articolo in proposito

Mi permetto una precisazione schifosamente cinica a discapito dei sostenitori del nucleare e di quelli che affermano che “tanto abbiamo i reattori francesi e sloveni a pochi Km dal confine”.

In caso di incidente – e piantatela di grattarvi, che tanto non serve – a un reattore francese, i danni al nostro territorio chi li paga? In caso di incidente di un reattore nucleare gestito da un qualche operatore privato sul nostro territorio i danni chi li paga? Visto che siamo in Italia, intanto li anticiperemmo noi con le nostre tasse, poi pagheremmo i sostegni all’industria colpita dalla sciagura perchè sennò i posti di lavoro… e magari dovremmo pure risarcire i paesi confinanti impestati dalla nuvola radioattiva (ma tanto Regge dice che danni non ce ne sono stati a causa di Chernobyl). Continuo a non vedere quel gran beneficio a ospitare sul nostro suolo questi arnesi.

Altra cosa: a meno di non andare su reattori di 4a generazione (che sono ancora in fase di studio e non saranno realizzabili prima di qualche annetto) raffreddati a gas inerti, quelli attuali hanno un disperato bisogno di acqua per il raffreddamento degli impianti. Il clima in Italia ormai non è più quello di 30 anni fa, si è “tropicalizzato” con periodi di precipitazioni abbondanti alternati a lunghe siccità, per cui i corsi d’acqua hanno delle portate molto variabili. Che cosa ne direste se a un certo punto succhiassero dai pozzi destinati al consumo umano razionandovi l’acqua da bere e da cucinare perchè il fiume non ce la fa a sopperire al fabbisogno della centrale nucleare?

Chi mi può tranquillizzare in proposito renderà un gran servizio all’umanità.

Perchè fino ad ora le ragioni del no sono dannatamente documentate e riscontrabili. Le ragioni del si sono molto ideologiche, povere di contenuti scientifici e quantitativi. Sembra di seguire il discorso TAV/TAC: tante parole altisonanti e d’effetto, ma sostanza: poca!

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