18 Marzo 1968 – 18 Marzo 2008 : Voglio un Kennedy, non Veltrusconi.

Remarks of Robert F. Kennedy at the University of Kansas, March 18, 1968

Da un discorso tenuto da Bob Kennedy, ucciso pochi mesi dopo durante la campagna elettorale, alla Università del Kansas il 18 Marzo 1968.

“But even if we act to erase material poverty, there is another greater task, it is to confront the poverty of satisfaction – purpose and dignity – that afflicts us all. Too much and for too long, we seemed to have surrendered personal excellence and community values in the mere accumulation of material things. Our Gross National Product, now, is over $800 billion dollars a year, but that Gross National Product – if we judge the United States of America by that – that Gross National Product counts air pollution and cigarette advertising, and ambulances to clear our highways of carnage. It counts special locks for our doors and the jails for the people who break them. It counts the destruction of the redwood and the loss of our natural wonder in chaotic sprawl. It counts napalm and counts nuclear warheads and armored cars for the police to fight the riots in our cities. It counts Whitman’s rifle and Speck’s knife. And the television programs which glorify violence in order to sell toys to our children. Yet the gross national product does not allow for the health of our children, the quality of their education or the joy of their play. It does not include the beauty of our poetry or the strength of our marriages, the intelligence of our public debate or the integrity of our public officials. It measures neither our wit nor our courage, neither our wisdom nor our learning, neither our compassion nor our devotion to our country, it measures everything in short, except that which makes life worthwhile. And it can tell us everything about America except why we are proud that we are Americans.
If this is true here at home, so it is true elsewhere in world.”

«Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (Pil).
Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana».

«Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle (…). Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.» (…)

«Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. (…) Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non perchè siamo orgogliosi di essere Americani. E se è vero qui a casa nostra, è altrettanto vero altrove nel mondo.»(*)

E i nostri nuovi condottieri, cavalieri dell’inciucio, 40 anni dopo, con tutto quello che è successo in mezzo e così profeticamente visualizzato da Robert Kennedy buonanima, stanno a spulciarsi la lanuggine dall’ombelico invocando a gran voce le meraviglie del PIL come fantomatico indicatore del nostro benessere.

NO, WE CAN’T.
(*) Mi scuso se la traduzione non è esatta, ma mi sembra che i concetti siano espressi correttamente. Devo dire onestamente che mi sono prima imbattuto nella versione italiana e poi ho cercato la versione originale. Ho corretto solo la frase finale dove il concetto patriottico espresso da Kennedy non era tradotto esattamente, ma non alterava in nessun modo il concetto di fondo dell'intero discorso.

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  1. Ciao,

    io mi sto impegnando a tradurre i discorsi di robert kennedy dall’inglese in varie lingue. Vorresti darmi una mano?

    Fammi sapere
    Antonio

  2. gigired1

    Il 1968 è un anno prepotentemente tornato di moda anche grazie al film “il grande sogno” di Michele Placido recentemente presentato al Festival di Venezia.

    Raccontare cosa è stato il sessantotto , senza dare un giudizio sulla validità o sulle colpe del movimento. Questo è il non semplice obiettivo del lavoro di Giovanni Trocca , tesoriere all’estero di una società multinazionale italiana, alla sua prima opera letteraria.
    Il suo scopo , riuscito , non è quello di dare un’interpretazione ai fatti che segnarono il 1968 ma consentire a chi non c’era o era appena nato , come lui , di scoprire quali fatti più significativi hanno segnato tale anno che per tanti è stato mitico e che per lui , molto più semplicemente , è stato unico perché l’ha visto nascere.
    In modo apolitico e obiettivo l’autore dà una visione anche giorno per giorno di quanto accaduto in tale anno e coglie le analogie più importanti con i fatti che si sono ripetuti quarant’anni dopo , nel 2008.

    Giovanni Trocca , ” 1968 e suoi riflessi quarant’anni dopo. Cosa è stato il sessantotto?”
    Boopen editore , pag 369 , Euro 16,50
    http://www.boopen.it




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