AMBIENTALISMO DEL FARE o DEL NO?

Lo ammetto: in passato ho nutrito una certa simpatia per Veltroni, quando faceva da contraltare al “fossile” Dalema e alle sue pretese di onnipotenza politica, naufragate in quella mitica opera di autosodomizzazione politica che fu la Bicamerale e il tentato accordo con Berlusconi.

All’epoca Veltroni era quello giovane, quello con le idee nuove. All’epoca….

Oggi Veltroni è quello che cerca l’intesa con Berlusconi, che propone ricette buoniste, che cerca di dialogare con tutti e alla fine non accontenterà nessuno.

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Oggi Veltroni è quello che nel suo programma proclama l’avvento dell’ambientalismo del fare contro l’ambientalismo del no. La cosa in se diventa quasi ridicola: l’ambientalismo del fare, secondo il fenomeno, è quello degli inceneritori, dei rigassificatori e del nucleare. Per continuità con l’azione di governo attuale mi viene da pensare che l’ambientalismo del fare è quello applicato con il manganello eco-compatibile, dove una ristretta oligarchia deciderà la necessità di business, dove gli esecutori materiali decideranno di fare l’infrastruttura necessaria al business, dove verranno scomodati luminari prezzolati per legittimare le opere, dove si creerà ad hoc una emergenza per evitare quelle noiose quanto rischiose verifiche di impatto ambientale sul territorio e dove il dissenso verrà sedato a mazzate. Ma con il sorriso sulle labbra di Topo Gigio.

Svegliatevi e non credete che possa esistere un ambientalismo del fare: un rigassificatore non serve a una mazza se non a chi lo costruisce e prende il grano dei finanziamenti pubblici, visto che di gas liquido via mare il mondo scarseggia. Gli inceneritori, se si vuole fare una politica dei rifiuti seria con un riciclo elevato non servono. In Italia sono 50 gli impianti in funzione. Se i rifiuti diminuissero, con che cavolo faremmo andare gli altri nuovi che vogliono costruire? Come il solito a guadagnarci saranno i costruttori dell’impianto e i gestori, che con appalti ventennali succhieranno i finanziamenti e gli incentivi statali per mantenere in piedi carrozzoni altrimenti antieconomici (e lo dice la Bocconi, non i verdi). Sul nucleare non spendo una parola in più di quanto già detto.

L’ambientalismo non è nemmeno del no. Quello del no è idiozia. Un ambientalismo serio è quello che valuta oggettivamente e senza ideologie i costi ed i benefici di un’opera in un’ottica di lungo periodo e giudica le iniziative contemplando le conseguenze che le nostre azioni possono comportare per i nostri figli e i nostri nipoti. Ma questo non è ambientalismo. E’ Scienza. Quella onesta, illuministica e non serva degli sponsor.

L’ambientalismo serio è quello che considera il principio di precauzione come una cosa seria, che considera i potenziali rischi come fenomeni da studiare a fondo prima di intraprendere una qualsiasi opera.

Questo è l’ambientalismo che vorrei praticato dal neonato Partito Democratico. Altimenti è l’ambientalismo del “ma anche” che temo essere un pericoloso ibrido OGM dagli effetti nefasti.

ALLE ORTICHE IL VOTO UTILE. RIVOGLIO IL MIO VOTO CONSAPEVOLE!

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