POLITICI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

E’ evidente che siamo in un regime nemmeno molto mascherato.

Dal Blog di Beppe Grillo (e da chi altri sennò? Per il momento la carta stampata tace e la TV occupata pure…) giunge una clamorosa notizia.

Nel silenzio e nell’indifferenza generale, con scatto felino e agile mossa il consiglio dei ministri ha licenziato questo gran bel pezzo di riforma dell’informazione sotto forma di Disegno di Legge che prende il nome di Levi Prodi (scarica il pdf DDL_Levi-Prodi).

I nobili intenti sono riassunti nell’articolo 1

Art. 1
(Finalità generali)
1. La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana,
periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio
del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della
Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere
informati.
2. Tale disciplina mira all’arricchimento della produzione e della
circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del
settore editoriale in conformità ai principi della concorrenza e del
pluralismo, al sostegno all’innovazione e all’occupazione, alla
razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel
rispetto dei principi affermati dallo stesso articolo 21 della Costituzione,
delle competenze assegnate alle Regioni dall’articolo 117 della
Costituzione, delle norme comunitarie, della giurisprudenza
costituzionale.

Nobile intento, senza dubbio. In realtà troviamo che i finanziamenti pubblici per la stampa malata continuano ad esserci e in compenso vengono assimilati ai prodotti editoriali anche i blog internet, che vengono assoggettati a una burocrazia assurda e all’arbitrio di questa autorità di controllo.
Art. 2
(Definizione del prodotto editoriale)
1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da
finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento,
che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale
esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Art. 6
(Registro degli operatori di comunicazione)
1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo
nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale
sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di
cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio
1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che
operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.

3. La tenuta del Registro degli operatori di comunicazione è curata
dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi dell’articolo 1,
comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249.
4. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per
l’organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione
e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle
imprese tenuti all’iscrizione, ai sensi della presente legge, mediante
modalità analoghe a quelle già adottate in attuazione del predetto
articolo 1, comma 6 della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto delle
disposizioni già contenute nell’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n.
47.
Art. 7
(Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che
svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione
delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera
responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle
informazioni.

Se non fossimo in Italia, mi verrebbe da credere agli intenti del DDL, ma visto che siamo nel Belpaese mi viene da pensare che questa mossa sia stata fatta per “regolamentare” e mettere a freno l’unica vera informazione non controllabile che è la voce di Internet. Candidamente lo stesso Levi afferma che “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”. Quindi noi tiriamo la pietra e Pilatescamente ce ne laviamo le mani.

Dato quindi per scontato l’atto volutamente persecutorio e censorio è da rimarcare come, comunque, i legislatori siano sempre un passo indietro rispetto alla tecnologia. Penso che avrebbero belle difficoltà a chiudere un blog ospitato all’estero, a meno di far intervenire l’Interpol, ma spero che questa abbia di meglio da fare…

Purtroppo rimane il gesto, indice di un corso iniziato con la destra di BErluskaiser/Urbani e continuata senza soluzione di continuità da queste prostitute della politica (con tutto il rispetto per le prostitute vere!).

Salute.

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