Il Nucleare ritorna, come la peggior peperonata.

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E’ di questi giorni la notizia dell’incidente nucleare avvenuto in Giappone News dal sito dell’ANSA. A parte la pietosa rincorsa alla minimizzazione dell’incidente da parte delle autorità giapponesi e di tutti quegli opinionisti prezzolati che fanno la spola davanti alla telecamera per assicurarci che il Nucleare è buono, che il Nucleare è sicuro e tutta la solita teoria di balle, quello che mi preoccupa è che, con i soldi delle nostre bollette la nostra compagnia di bandiera ENEL, società per azioni privata, ma con soldi pubblici, investe i soldi rapinati grazie alla sua situazione praticamente incontrastata di monopolista in impianti nucleari obsoleti o siti in zone sismiche all’estero.

Denuncia Greenpeace che l’ENEL ha in progetto investimenti nucleari a Mochovce dove verranno completati due reattori sovietici di progettazione degli anni Settanta, senza guscio di protezione da eventi esterni oltre che un sostegno al progetto nucleare sovietico di Belene in Bulgaria, in zona sismica. Queste due operazioni, sostiene Greenpeace, se andranno in porto, costeranno più di tutti gli investimenti di Enel sulle fonti rinnovabili.

Questo alla faccia degli spot ipocriti che ci dobbiamo sorbire con sfondo di voce melliflua e paesaggi bucolici che nemmeno “L’intervallo” di giurassica memoria che decantano quanto l’ENEL sia attenta all’ambiente e alle fonti rinnovabili come sulla pubblicità sul Financial Times.

COME IL CARBONE PULITO!

Ma fatemi il favore.

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  1. Michele

    Ciao, aiutami a risolvere un mio (o meglio globale) dilemma… Quando i combustili fossili si esauriranno come ce la caveremo??
    Fonti rinnovabili, cosa buona e giustisima, non potranno garantire il soddisfacimento del fabbisogno globale (in crescita al tasso dello 2,5% l’anno), a meno di passare ad un’economia basata sull’idrogeno (che ad oggi ha alcuni problemi tecnici non di poco conto).
    E, dato che non hai fiducia sul nucleare, che ne pensi della Fusione?
    Aspetto risposte!

  2. rossocinque

    Ciao.
    Intanto scusa se rispondo in ritardo, ma ero fuori portata di qualsiasi PC ultimamente.
    A mio avviso il problema che ci poniamo globalmente ha una prospettiva sbagliata: non mi ricordo più dove lo avevo letto, e di questo mi scuso, ma sembra che il problema energetico italiano non risieda nell’energia da fonti fossili per produrre energia elettrica quanto per produrre movimento (autotrazione in primis) per cui il problema dei rigasificatori e delle centrali nucleari è un falso problema a meno di dotare tutte le autovetture di enormi prolunghe.
    Chi sicuramente beneficia di questi impianti sono i costruttori e i gestori degli impianti stessi.
    A mio avviso, quindi, per tamponare la situazione si dovrebbe prima fare una grande efficienza energetica, e ti garantisco che di margini ce ne sono, poi solo dopo si dovrebbe decidere se aumentare la produzione di energia. Intanto potremmo guadagnare un po’ di tempo. Secondo problema: si stima che anche l’uranio sia una risorsa finita e che le risorse mondiali consentono 50 anni di autonomia. E’ vero che tra 50 anni magari io sarò a concimare il giardino, ma mio figlio si troverà con 50 anni di scorie radioattive da sistemare.
    E qui arriviamo al terzo problema, ovvero alla sindrome NIMB (Not In My Backyard): che ce ne facciamo di tutta sta melma radioattiva? Io a casa mia non la voglio, anche se a Saluggia, sulle rive del Po, c’è un deposito “temporaneo” di scorie che sta andando a mollo. Tu a casa tua nemmeno. Alla fine ci resta qualche miniera nel terzo mondo da appestare. A questo punto la coscienza dovrebbe dirti qualcosa.
    Quarto problema: la sicurezza. Non esiste e non potrà mai esistere un impianto intrinsecamente sicuro al 100%, per cui esistendo anche una minima percentuale di rischio, il fattore di rischio, considerata la magnitudo del danno prodotto da un impianto nucleare, è comunque elevato anche con percentuali basse di probabilità.

    Non nego comunque che il problema ci sia, ed è pur vero che le fonti rinnovabili non possono garantire il supporto a questo tasso di crescita. Dico però che il nucleare non è la soluzione. Anzi, aggiunge dei problemi a lungo termine non da poco per la breve finestra temporale che è in grado di coprire.

    L’idrogeno ha dei problemi, vero, ma per la produzione su scala industriale per cui, per economia di produzione, deve essere estratto dagli idrocarburi.
    Prova invece a ragionare in termini di microgenerazione diffusa e vedrai che l’elettrolisi dell’acqua, magari con una bella cella fotovoltaica, potrebbe rappresentare una via per ridurre (non dico eliminare, per carità) il fabbisogno di idrocarburi.

    Dico anche che, se leggi bene il mio primo post, bisognerebbe iniziare a non vedere la crescita come unico fattore determinante della qualità della nostra vita e pertanto non la si dovrebbe considerare come unico motore delle nostre scelte. Con la filosofia della crescita a tutti i costi si è obbligati a fare delle scelte pericolose o miopi e soprattutto a breve periodo in quanto “l’economia non può permettersi di rallentare, il denaro deve girare!”.
    Sulla fusione nucleare non sono preparatissimo, ma da quanto ne so non sono contrario a priori. E’ che è da una vita che la menano con ‘sta fusione, calda e fredda che sia, ma alla fine non ho ancora visto nulla di concreto per cui temo che sia di la da venire, anche se il principio dovrebbe essere interessante.
    Ciao.

  3. Ovvove!!

    ciao,
    ti scrivo dalla Germania dove in questi anni sono state fatte un sacco di campagne per incrementare l’utilizzo di fonti bio e dove l’interessamento generale e l’attivismo per i problemi energetici è piuttosto alto. Sono d’accordo con te quando esprimi le tue perplessità sul futuro, sull’esauribilità degli idrocarburi e sullo stoccaggio delle scorie radioattive. Incrementare l’efficienza energetica o se vogliamo, risparmiare sui consumi è sicuramente un’opzione da considerare, ma spesso dubito che la nostra società, ossia noi, siamo davvero disposti a prenderlo in considerazione! Parliamo di cose semplici e di tutti i giorni: riscaldamento invernale a 24 gradi per poi girare in maniche corte per case, uffici ed edifici pubblici, condizionatore d’estate perchè se no nn si dorme, computer acceso 24/7 per scaricare da emule(perchè visto che pago l’adsl, voglio sfruttarlo fino in fondo), stereo acceso nell’altra stanza e tv in salotto, 3 docce al giorno per rinfrescarmi, l’auto per andare in piazza a prendere il giornale(per chi li legge), ecc. e queste sono sole alcune delle cose più stupide che però non so quanti di noi sarebbero disposti a vedersi limitare. Ricavare energia dall’idrogeno oggi richiede più energia di quanta ne riesca a produrre e con un pieno il suv o l’alfa del figliolo o della moglie o di chi volete non fa più di 30km. Una nota azienda di gas tedesca ha investito 4 milioni di euro in mulini a vento pr poi dover sospenderne la realizzazione per le proteste derivate dalla “deturpazione ambientale”. E ci sarebbero altre decine di esempi e considerazioni perciò la situazione è assai complessa. Anche a me parebbe che la società dovrebbe essere reimpostata, ma quando perdo il lavoro perchè la mia azienda delocalizza e sono costretto a cambiare paese, allora maledico inefficienze indecisioni e ritardi e vorrei la centrale nucleare anche sotto casa. Bisognerebbe cambiare stile di vita, bisognerebbe sapere cosa vogliamo, ma generalmente vogliamo solo rifiutre, temporeggiare fino a quando la gravità del problema ci costringerà a ricorrere alle soluzioni peggiori, ad accettare tutto.
    Ciao e grazie

  4. rossocinque

    Ciao e grazie del commento.
    Sono perfettamente d’accordo con te: la strada è in salita e per nulla semplice, ma prima o poi andrà imboccata: non è pensabile che si possa continuare indefinitamente ad andare a prendere il giornale con il SUV 3500cc Superturbo, continuare ad avere 24 gradi in casa e girare in maglietta e quant’altro e il nucleare è in grado di risolvere questo problema per una cinquantina d’anni se sfruttato intensivamente per dare un problema alle generazioni a venire che dovranno smazzarsi i rifiuti di un paio di generazioni ottuse e consumiste.
    Il problema è per larga parte un problema culturale: fino a che prevarrà il modello che più si consuma e meglio si sta, avallato da un mondo industriale e finanziario che deve fare i soldi adesso senza preoccuparsi di ciò che verrà, non credo che avremo speranze di sopravvivenza.
    La Terra è un insieme chiuso e molto delimitato: se continuiamo ad attingere risorse e devastarlo prima o poi finirà, e noi con lei.

  1. 1 AMBIENTALISMO DEL FARE o DEL NO? « IL NUOVO CHE AVANZA… E CHE CERCANO DI VENDERLO PER BUONO

    […] Svegliatevi e non credete che possa esistere un ambientalismo del fare: un rigassificatore non serve a una mazza se non a chi lo costruisce e prende il grano dei finanziamenti pubblici, visto che di gas liquido via mare il mondo scarseggia. Gli inceneritori, se si vuole fare una politica dei rifiuti seria con un riciclo elevato non servono. In Italia sono 50 gli impianti in funzione. Se i rifiuti diminuissero, con che cavolo faremmo andare gli altri nuovi che vogliono costruire? Come il solito a guadagnarci saranno i costruttori dell’impianto e i gestori, che con appalti ventennali succhieranno i finanziamenti e gli incentivi statali per mantenere in piedi carrozzoni altrimenti antieconomici (e lo dice la Bocconi, non i verdi). Sul nucleare non spendo una parola in più di quanto già detto. […]




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