LE PENSIONI, GLI SCALONI… DUE MARONI.

Ormai è un dato di fatto: la nostra politica è una burletta gestita da poveri dementi che si agitano per mantenere uno status-quo e far vedere che fanno qualcosa.

In linea con lo spirito di questo Blog, continuo a pensare che non sempre per migliorare una cosa bisogna cambiarla, rivoltarla, complicarla.

Tanto per fare un esempio: avete visto il modulo per la scelta della destinazione del TFR? Sembra scritto da un imbecille: Quattro riquadri ridondanti, molto simili uno all’altro che necessitano come sempre di interpretazione attenta, con le stesse domande tranne qualche variazione dell’incipit. Io sono un sempliciotto e forse non capisco bene, ma dopo averlo letto più volte mi sono detto: ma bastava una informazione da scrivere e le domande.

1) Sei iscritto all’inps da prima o dopo il 96?

2) La tua categoria prevede un fondo pensione di categoria?

A questo punto Bastava chiedere poi: I tuoi soldi che stiamo cercando di rapinarti vuoi che vadano:

  1. In pasto ai caimani della previdenza integrativa privata, senza rete e senza assicurazione?
  2. In pasto ai caimani della previdenza integrativa contrattuale con il beneplacito dei sindacati che hanno bellamente ricevuto la loro parte?
  3. Vuoi lasciarlo ad ammuffire nel portafoglio del tuo datore di lavoro come da legge numero tot art. tot etc?

Fatto. Compilato senza dubbi e senza incertezze. In TV gli spot ti invitano a scegliere con oculatezza, poi i moduli sono molto ambigui.

Ma sto divagando.

E’ che sta cosa del TFR non mi è andata giù.

Come non mi va giù come stanno gestendo i nostri boiardi di palazzo questa strabenedetta riforma delle pensioni per garantire un futuro migliore alle generazioni future.

QUESTI FILIBUSTIERI DA OSPIZIO SI SONO VENDUTI ANCHE L’ARGENTERIA RUBANDO IL FUTURO AI NOSTRI FIGLI (CHE I LORO FIGLI UNO SPAZIO CE L’AVRANNO SEMPRE ASSICURATO) E QUANDO SCOPRONO CHE I CASSETTI SONO VUOTI INVOCANO LE GENERAZIONI FUTURE PER PARARSI IL CULO.

E fior di cervelli fini pagati con i soldi delle nostre tasse partoriscono gli escamotage più banali per risolvere i problemi quando sono in grado di concepire i garbugli normativi più improbabili. Persino mia nonna, brava donna di 92 anni e una quinta elementare, sarebbe in grado di proporre il taglio dei coefficienti e l’innalzamento dell’età pensionabile (con il beneplacito di Almunia) per ridurre il deficit pensionistico. Oltretutto le soluzioni proposte sono sempre foriere di tensioni sociali: sembrano fatte apposta per produrre contrapposizione tra una rappresentanza dei cittadini (Il Governo) e l’altra rappresentanza (Le parti Sociali) … non vi sa di schizofrenia?

E questo per permettere ai miracolati dei 15 anni 6 mesi e un giorno di continuare a fare il doppio e il triplo lavoro in nero continuando a percepire una pensione mai maturata. Questo sempre per permettere a chi è andato in pensione con un super stipendio magari maturato negli ultimi 5 mesi di lavoro di percepire una pensione non congrua a quanto versato nella vita lavorativa.

Il problema non è il tesorettoinoone che se fossimo intelligenti destineremmo TUTTO a ridurre il debito pubblico, ma il fatto di andare a raschiare nelle tasche di chi ha preso dei soldi non meritati, a partire dal vitalizio che questi parlamentari da strapazzo si beccano dopo solo circa due anni di legislatura.

Allora: questa è la mia riforma delle pensioni:

  1. Un parlamentare matura un vitalizio di 1500 euro al mese SOLO se porta a termine la legislatura. Lo stesso vitalizio viene sospeso nel momento stesso che l’ex parlamentare svolge una qualsiasi attività lavorativa. Al raggiungimento dell’età pensionabile l’ex parlamentare sceglie se tenere la pensione da lavoro dipendente/autonomo o quella da parlamentare.
    Posso concedere qualcosa in più solo al capo dello stato per via della carica onorifica e dall’alto contenuto istituzionale che ha coperto.
  2. Si proceda a un calcolo retroattivo su base contributiva delle pensioni in essere e da domani si inizino a erogare le pensioni su base retributiva a chi supera i 1500 euro di mensile.
    Chiaramente chi è andato con 15 anni e qualche briciola sarà il caso che integri volontariamente il proprio contributo in maniera da allinearsi con chi invece ha lavorato anche per loro.
  3. Si vada a fare i conti in tasca a tutti quegli ex commercianti o artigiani che percepiscono la minima e piangono miseria mentre per tutta la loro vita hanno sempre lavorato in nero fregando la previdenza.
  4. Si vadano a prendere quei manager INPS che hanno mal gestito i beni dello stato e li si metta alla gogna sulla pubblica piazza. Poi li si sbatta in galera e gli si facciano pagare i danni.

Quando saremo tutti sullo stesso piano allora potremo vedere se sono avanzati dei soldi, e a quel punto si potrà decidere se è necessario correggere il tiro o se le cose sono andate a posto: Prima di decidere che il rubinetto non è sufficiente per riempire il secchio, non è il caso di andare prima a tappare tutti i buchi del secchio medesimo?

Insomma: Perchè fare le cose semplici quando si possono fare difficili?

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