E’ la globalizzazione Baby…

“Che culo”, aggiungerei io, non fossi educato.

Ho letto su “La Stampa” di ieri una interessantissima intervista

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=442&ID_sezione=58&sezione=

a un cosiddetto guru di Wall Street, un certo Allen Sinai, che pretende di spiegarci perchè dovremmo essere felici della globalizzazione e dei suoi effetti sulle nostre aziende.

Leggetevi l’articolo, ma in sintesi il concetto espresso fa rabbrividire per la naturalezza dell’esposizione: la globalizzazione è fatta di capitali, in mano a fondi di investimento e istituzioni finanziarie, che girano velocemente e sono in cerca di terreni ancora “vergini” dove attecchire e creare valore per gli investitori e per questi signori questa è una “forza naturale”. In Italia ci sono molte prospettive in questo senso in quanto il paese è stato solo marginalmente toccato dalla Globalizzazione, le aziende sono piccole (e governate tramite il classico sistema delle scatole cinesi) e facilmente scalabili passando fuori dal mercato. Per cui si prendono delle aziende sofferenti come Alitalia e Telecom, le si acquisisce per un pugno di dollari e le si risana nella maniera classica: si mettono dei manager superpagati che tagliano e licenziano senza pietà e risanano il bilancio, vendono rami d’azienda magari non troppo proficui, ma magari strategici per il paese e per i servizi che l’azienda svolge, creano del reddito “su carta”, si bevono i dividendi fin che dura e poi se ne vanno perchè i capitali devono girare.

E a noi resteranno le macerie fumanti.

In questo contesto un certo Marco T. Provera, proprietario dello 0,08% del capitale della Telecom, sta (s)vendendo a finanzieri esteri l’intera dorsale di comunicazione italiana.
La stessa che, in maniera criminale, gli stessi fenomeni cattocomunisti che abbiamo al governo oggi hanno regalato a una pletora di finanzieri d’assalto qualche anno fa e che hanno venduto l’argenteria, fatto cassa, guadagnato con le plusvalenze e bruciando in pochi anni un capitale che, se ve ne foste dimenticati, è stato costruito con i soldi degli Italiani a suon di tasse quando la SIP/STET era pubblica.
Ora l’ultima generazione di squali ha pensato di vendersi a trattativa privata gli immobili della Telecom (Pirelli RE è di proprietà dell’ex presidente di Telecom o sbaglio?) per poi affittarli dal nuovo proprietario (che è sempre lo stesso).
Forse questi nuovi squali in arrivo sapranno fare meglio, ma l’errore di fondo rimane: dovevano privatizzare la gestione del servizio e lasciare a partecipazione statale la proprietà della rete, ora la frittata è fatta con il beneplacito ipocrita dei nostri governanti.

Buona Pasqua.

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