TORINO E I TERMOVALORIZZATORI

La situazione meglio non può calzare se vista nell’ottica di sviluppo sostenibile e di arroganza della classe politica pronta a immolarsi per 30 denari.

A Torino, città a me vicina, da anni si sta battagliando per la costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani (e questa è l’ultima volta che mi sentirete usare questa parola!) in una zona periferica, ma comunque abitata.
L’unica cosa che giustifica la realizzazione di un inceneritore è il ricavo dalla produzione di energia elettrica che si genera sfruttando il calore della combustione dei rifiuti… e fino a qui non ho detto niente che non si sapesse già.

L’unica cosa che rende conveniente la produzione di energia elettrica attraverso un inceneritore sono gli incentivi statali dati alle fonti di energia rinnovabili e assimilate.

Esiste uno studio della Università Bocconi di Milano che stabilisce che il costo di produzione dell’energia attraverso un inceneritore è maggiore del prezzo di mercato per cui antieconomico a meno di non usufruire dei sussidi statali.

Intanto definire rinnovabile la monnezza mi sembra quanto meno una forzatura a meno che non la si consideri rinnovabile in quanto si rinnova ogni volta che buttiamo via qualcosa.
Eppure in Italia, anzi solo in Italia, accade che i rifiuti e gli scarti della raffinazione del petrolio siano assimilati all’energia solare, per fare un esempio.

A causa di questa anomalia l’Italia è sotto sanzione dalla Comunità Europea e paga delle multe perchè inceneritoristi e petrolieri possano ingrassarsi.

Tralasciamo i dettagli dei deliri che hanno accompagnato l’iter della decisione di costruire l’inceneritore del gerbido e concentriamoci sul presente: con mia sorpresa, ammetto, il Governo ha deciso di togliere le sovvenzioni a queste fonti assimilate lasciando in brache di tela gli inceneritoristi, soggetti privati che con soldi pubblici dovrebbero bruciare i rifiuti e trarne profitto.

Bene, direte voi: non si fa più l’inceneritore.

E invece no. La dirigenza della TRM, la società per azioni che ha l’appalto per la costruzione e la conduzione dell’inceneritore, ha fatto sapere che l’inceneritore si farà comunque, ma che saranno i cittadini a subire le conseguenze di questa infausta decisione con un aumento delle tariffe di smaltimento.
Tutto questo accompagnato da un coro di lamenti vergognosi dell’amministrazione Chiamparino, Saitta e Bresso per i quali è logico che l’amministrazione pubblica si preoccupi dei ricavi del privato.
Ma l’inceneritore è progresso. Se sei contrario sei un anarcoinsurrezionalista, un estremista radicale.
L’inceneritore non è progresso. Appartiene a una cultura pericolosa di consumo indiscriminato e insostenibile. Appartiene a una cultura che nega il principio di precauzione per cui una tecnologia che non è sicura e di cui si ignorano gli effetti sulla salute dell’uomo non deve essere applicata.

Ho assistito a incontri con politici locali “estremisti” e con cittadini evidentemente appartenenti a frange dell’anarchia bombarola della peggior specie dove venivano portati argomenti esaustivi, coerenti, efficaci, documentati a cui si contrappongono annunci catastrofici di emergenza rifiuti a Torino e di danno economico incipiente (a danno di chi non è mai specificato molto bene).

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