Sono passati 18 anni da quell’infausta giornata in cui un’autobomba imbottita di esplosivo militare uccise Paolo Borsellino e 5 poliziotti della sua scorsa in Via D’Amelio, a Palermo.

Sono passati 18 anni e siamo ancora qui a chiedere giustizia, a chiedere la verità. Siamo ancora qui a vedere un fratello che chiede alle istituzioni dov’è finita quell’agenda rossa.

Siamo ancora qui a cercare, nel nostro piccolo, di non lasciare che il paese dimentichi il significato del martirio di Paolo Borsellino e del suo amico Giovanni Falcone, sacrificati sull’altare della Pax Mafiosa.

In un paese normale non in mano alle corporazioni, per chiunque dovrebbe essere semplice trovare il materiale PUBBLICO necessario a prepararsi per un CONCORSO PUBBLICO.

Per i farmacisti NO, o per lo meno per i farmacisti non titolari, quelli che non hanno la fortuna di essere discendenti di Titolare di Farmacia e che quindi devono guadagnarsi il posto sgomitando e faticando.

L’Ordine dei Farmacisti non fornisce questi documenti che sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale Italiana Sezione Speciale  IV (quindi non accessibile gratuitamente in via telematica) ai suoi iscritti. Fino a qualche mese fa erano presenti sul sito della provincia autonoma di Bolzano. Oggi che sono stati rese note le date della prova attitudinale per l’accesso al concorso per le farmacie nuove o vacanti nella regione Piemonte, sono scomparsi.

Parliamo dei 3000 quiz da cui vengono attinte le 100 domande che sono il corpo della prova di concorso pubblico: sono pubblicati dallo Stato tramite il suo organo ufficiale, ma sono disponibili soltanto a pagamento tramite alcuni editori specializzati nelle pubblicazioni di preparazione ai concorsi pubblici ed esami di Stato. Provate a cercarli. Zero. Adesso sono QUI

Mi perdoni Douglas Adams e i suoi eredi per la pessima parafrasi del titlo del suo libro, ma la situazione è talmente surreale…

Parto dal post sul blog di Grillo IL DODO E IL MADE IN ITALY di Eugenio Benettazzo. Analisi semplificata, ma calzante della situazione in cui siamo finiti.

Parlando l’altro giorno con un responsabile di produzione di una azienda tessile locale con cui collaboro professionalemte (chissà ancora per quanto, viene da chiedersi) è emerso evidentemente che la ruota di cui si parla nell’articolo dei grilli tiberini è ormai quadrata e con i supporti grippati. Siamo al punto che le poche aziende che potrebbero ancora lavorare (in quel settore, sia chiaro) stanno trovando difficoltà a reperire i materiali da produzione (parliamo di filati) in quanto le filature italiane stanno chiudendo una dopo l’altra per la concorrenza cinese ed indiana. Si trovano quindi nella situazione paradossale di avere ordini e rischiare di non riuscire a dare un prodotto conforme alle precedenti forniture o ai campionari perchè la filatura che faceva quel particolare filato, con quella particolare tintura e soprattutto con quella qualità frutto di anni di collaborazione con i clienti, se va male ha chiuso.  Se va peggio è stata spostata in Croazia, Albania, Macedonia, Romania e chi più ne ha più ne metta.

Nel frattempo la politica, quando non si trastulla per cercare di non finire in galera, va a fare le missioni commerciali in Cina invitando gli imprenditori perché approfittino delle opportunità offerte dall’unico paese comunista più a destra della Tatcher. Ma fino a quando al governo c’è gente che non ha mai prodotto una virgola, e se l’ha prodotta ha tutto l’interesse a curarsi il proprio portafoglio in barba al benessere della nazione l’unica via di salvezza sta nel prepararci al meglio al ritorno alla campagna (sempre che nel frattempo non ci abbiano costruito sopra una piattaforma logistica per le merci in arrivo dallo stesso paese comunista più a destra della Tatcher).

Ormai abbiamo un debito pubblico che è una zavorra che frena qualsiasi opzione: lavoriamo per pagare i debiti contratti negli anni da politici corrotti e incapaci. Come possiamo pensare che restino le risorse per ritornare ad essere competitivi quando le uniche cose che si sentono sono “dobbiamo sostenere il consumo e il potere di acquisto degli italiani” PER COMPRARE LE SCARPE FATTE IN INDIA?! Solo questo riescono a concepire queste menti finissime dei nostri politici nazionali? Quelli che dovrebbero decidere del nostro futuro?

La ruota di cui si parla nell’articolo citato sopra fa parte di un meccanismo insostenibile, che ha funzionato finché ha potuto, ma non smetterò mai di pensare che la crescita infinita in un sistema chiuso come una palla di terra galleggiante nel nulla siauna chimera per sessanta-settantenni con ancora nelle narici l’odore del boom economico che è ancora riuscita a dare ai figli un miglioramento del tenore di vita. Noi trentacinque-quarantenni invece siamo la prima generazione che probabilmente non sarà in grado di fare lo stesso con i propri figli (Pessimista! Cassandra!) perchè dovrà mangiarsi i risparmi dei genitori per campare. Poi qualche anno di guerra civile ci darà il colpo di grazia e saremo pronti per partire (ed emigrare in Cindia).

Forse.

Insomma, è riuscito a rompere veramente le palle, tanto da chiamare in piazza la contestazione.

La piazza si organizza, il dissenso aumenta nonostante il fuoco di sbarramento fornito dall’apparato mediatico del cavaliere e quindi si ritorna ai vecchi sistemi:  ZACCHETE! Sono di nuovo saltati fuori dei volantini di chiamata alla lotta armata di qualche astruso movimento para-brigatista che si ispira a qualche brigatista rosso.

Ma basta, per favore. Non ci crede più nessuno, tranne quelli che sono ancora convinti che i comunisti siano ancora alla frontiera pronti a invadere l’ovest.

informatevi sul sito degli organizzatori del NO BERLUSCONI DAY

Firmate anche voi la petizione promossa da Il Fatto Quotidiano


TUTTI gli altri dovrebbero, per sicurezza, toccarsi scaramanticamente gli zebedei.
Corre un brivido giù per la schiena a leggere un articolo sul Fatto Quotidiano di oggi, giovedi 22 ottobre 2009, “I Nemici fanno il tifo per Bersani” considerato che Bersanetor è dato come favorito alle primarie del PDL. Ho detto PDL? Chiedo scusa: ero proiettato nel futuro. Si diceva… favorito alle primarie del PD(L). E’ lui l’uomo degli inceneritori, delle privatizzazioni del dio ci scampi…

Vi prego, popolo del PD: seppellite questi mammuth culo e camicia con l’altra parte e tra tutti fatemi uscire il prof. Marino dal cilindro. Stupitemi una volta nella vostra vita. Fatemi vedere che avete ancora la schiena dritta e il cervello non più appiattito sul partito.

Periodicamente in Italia qualcuno si sveglia e scopre che la benzina è TROPPO CARA, che la benzina fluttua in maniera indiscriminata stranamente a favore dei produttori e non dei consumatori.
Benvenuti nel libero mercato. Quello tanto decantato e strombazzato da tutti, destrasinistracentro, quello che si basa sul principio di scarsità.
Pensavano questi signori che i petrolieri fossero dei pii benefattori volti all’interesse pubblico invece che al profitto?
Il mercato funziona così: io chiedo benzina, la benzina sale di prezzo fino a quando il prezzo arriverà al punto da risultare insostenibile, per cui il mercato arriverà alla stagnazione, ovvero ci sarà un calo della domanda. Fino a quando non ci sarà calo della domanda i prezzi saliranno. Punto.
L’economia dove lo stato calmiera i prezzi si chiama Comunismo. Quello che Mister B. e tutti voi fenomeni che lo votate definisce come il male del secolo. Lo vedete che alla fine siamo tutti un po’ comunisti dentro quando conviene al nostro portafoglio?

Il relativismo, questo sconosciuto.

Dalla prima pagina de “LA STAMPA” di venerdi 31/7/2009 circa l’autorizzazione all’uso della pillola abortiva.

“IL NO DEL VATICANO”

ECCHISSENEFREGA!

Quando, mi chiedo, riusciremo a smettere di far diventare notizia qualsiasi scoreggia prodotta da una congrega di cittadini di uno stato estero sessualmente frustrati, infelici e dediti alla ricerca del potere e del denaro e del controllo delle coscienze altrui con il complesso di una presunta superiorità morale in virtù di una protratta astinenza sessuale?

E’ un po come se l’opinione personale del primo ministro del Liechtenstein, con tutto il rispetto per quel paese, fosse un punto cardine per la formazione della pubblica opinione italiana.

ahhhh. Adesso sto meglio e me ne torno nel mio silenzio estivo.

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